In Italia anche l’agricoltura e l’agroalimentare, al pari degli altri settori produttivi, necessitano di una semplificazione normativa. La burocrazia ha infatti raggiunto livelli ormai insopportabili per le singole imprese, oberate da oneri sempre più pesanti. Ne abbiamo parlato con Maurizio Gardini, presidente di Fedagri-Confcooperative, federazione che rappresenta 3.602 cooperative, 465.000 soci produttori, 63.827 occupati, per un fatturato complessivo che si attesta sui 25,2 miliardi di euro.
Presidente Gardini, le procedure amministrative sempre più onerose rischiano di mettere in ginocchio un settore, come quello agricolo ed agroalimentare, costretto a fare i conti con altri fenomeni decisamente impegnativi come il costante aumento della concorrenza, la globalizzazione dei mercati, la crisi economico-finanziaria e la conseguente contrazione dei consumi. Quali provvedimenti si dovrebbero adottare per sollevare le sorti del comparto e garantire un adeguato sviluppo ai suoi operatori?
«La priorità è senza dubbio snellire le procedure e le pratiche, particolarmente gravose in Italia rispetto ad altri paesi europei, che di fatto rappresentano veri e propri ostacoli alla crescita economica delle imprese agricole. A tale proposito, le tre principali organizzazioni della cooperazione agroalimentare italiana, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital, hanno elaborato un ampio dossier che contiene alcune proposte di semplificazione della normativa agricola e agroalimentare nazionale.»
In concreto, quali sono i “pilastri” fondamentali su cui si basa questo documento?
«Fisco, lavoro, previdenza, procedimenti amministrativi e accesso agli aiuti comunitari sono le principali tematiche affrontate nel dossier elaborato dalle Organizzazioni cooperative agricole, seguite da approfondimenti su settori specifici, quali l’ambiente e l’energia e i comparti lattiero-caseario, vitivinicolo e zootecnico. Per quanto concerne questi ultimi due settori, è stato ad esempio calcolato che una stalla cooperativa con circa 500 capi, che produce 48 mila quintali di latte dedica alla burocrazia 90-100 giornate all’anno e “spende” oltre 84 mila euro per assolvere ai propri adempimenti burocratici (anagrafe bovina, pratica quote latte, registro fecondazioni, tracciabilità, ottenimento contributo PSR solo per citarne alcuni), con una incidenza sulla Plv (produzione lorda vendibile) della stalla pari al 5%. Nel settore vitivinicolo una cantina cooperativa che produce 35 mila ettolitri di vino a denominazione di origine, con un fatturato di 10 milioni di euro, è sottoposta a circa 16 visite ispettive all’anno, da parte di oltre 20 enti diversi (Asl, Nas, Icqrf, Cciaa, organismi terzi certificatori, ecc) che comportano l’impegno di 2 unità lavorative.»
In questo contesto diventa quindi particolarmente importante invertire la rotta e ridurre il livello di burocrazia nelle campagne italiane?
«Sì, è quanto mai urgente avviare un processo di semplificazione delle norme vigenti, che sono spesso emanazione di competenze ministeriali diverse e in molti casi sovrapposte. Snellire le procedure non significa tuttavia abbassare il livello di gettito fiscale, ridurre la sicurezza sul lavoro e diminuire gli standard di sicurezza alimentare o di tutela dell’ambiente. Significa dotare l’agricoltura, i produttori e le loro cooperative, oltre che gli stessi consumatori, di un quadro normativo efficiente e moderno che fissi regole giuste e controlli trasparenti e che, al tempo stesso, costituisca un fattore di sviluppo e non di freno all’iniziativa imprenditoriale.»
Ma quali aggiustamenti potrebbero essere introdotti per ridurre i costi a carico delle imprese agricole?
«Oggi un produttore agricolo con fatturato inferiore a 7mila euro l’anno è esente da adempimenti IVA: innalzando tale soglia a 30mila euro, oltre a sgravare i produttori dalla tenuta di una meticolosa documentazione fiscale, si riuscirebbe a risparmiare fino a 240 milioni di euro all’anno. Se inoltre si consentisse alle imprese agricole di ottenere l’agevolazione per il gasolio sulla base dei dati contenuti nel fascicolo aziendale, sarebbe possibile risparmiare fino a 30 milioni di euro annui, considerando un universo di 1 milione circa di imprese agricole iscritte alla Camera di Commercio che oggi pagano i costi delle pratiche ai Caa per ottenere i buoni.»
Il dossier sulla semplificazione normativa messo a punto dalla cooperazione agricola è stato presentato al Parlamento, al Governo e alle diverse Amministrazioni pubbliche, affinché intervengano con rapidità e spirito innovativo, per definire finalmente un quadro di riferimento più razionale ed equo, esclusivamente al servizio dei produttori e del Paese. Quale risposta avete avuto da queste Istituzioni?
«Proprio pochi giorni fa il presidente della Commissione agricoltura del Senato, Paolo Scarpa Bonazza, ha presentato un disegno di legge dedicato alla sburocratizzazione dell’agricoltura. Una novità importante accolta con favore dalle organizzazioni agricole cooperative con l’auspicio che questa iniziativa non rimanga isolata e che su questo tema si possa trovare la più ampia condivisione fra tutte le forze politiche presenti in Parlamento nell’interesse dell’agricoltura italiana.»
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