A quasi dieci anni dall’entrata in vigore della Legge 142 sul socio lavoratore i nodi irrisolti sono ancora molti. Confcooperative Emilia Romagna ha organizzato lo scorso 6 dicembre un seminario a Bologna presso il Centro Congressi Savoia Hotel Regency, con lo scopo di fare una riflessione sui temi centrali della legge e sulla figura del socio lavoratore.
Aperti dal direttore regionale di Confcooperative, Marco Venturelli, i lavori sono proseguiti con l’illustrazione della Ricerca Giurisprudenziale sulla Legge 142 da parte di Alessandro Monzani, responsabile del Servizio Sindacale di Confcooperative Emilia Romagna. Sono seguite poi le relazioni di Maurizio Gardini, presidente Confcooperative Emilia Romagna e di Tiziano Treu, nonché gli interventi del segretario generale di Cisl Emilia Romagna, Giorgio Graziani, e dei presidenti regionali di FederCultura Turismo Sport, Lanfranco Massari, Federlavoro e Servizi, Daniele Passini, Federsolidarietà, Gaetano De Vinco. Le conclusioni sono state affidate a Vincenzo Mannino, segretario generale Confcooperative.
La cooperazione di lavoro rappresenta un importante modello di integrazione sociale ed offre un’opportunità di stabilità occupazionale. Da un’indagine condotta su un campione di 765 cooperative di lavoro (operanti soprattutto nei settori dei servizi alle imprese e dell’assistenza alla persona) aderenti a Confcooperative Emilia Romagna è emerso infatti che quasi il 70% degli occupati sono soci della cooperativa e oltre il 97% di questi ha un contratto di lavoro subordinato, nella stragrande maggioranza a tempo indeterminato. È quanto ha sottolineato il presidente regionale di Confcooperative, Maurizio Gardini, intervenendo al convegno organizzato dall’Associazione a Bologna sul tema “La figura del socio lavoratore: prospettive giuridiche e di riforma”.
«Nonostante negli ultimi tempi si sia registrato un discreto aumento delle cooperative di lavoro e degli occupati – ha dichiarato Gardini – a quasi dieci anni dall’entrata in vigore della Legge 142/2001 sul socio lavoratore sono ancora molti i nodi irrisolti. Innanzitutto, queste cooperative si sentono oggi quasi accerchiate, attaccate dall’interno da soggetti senza scrupoli che utilizzano il marchio cooperativo in modo improprio e dall’esterno da rappresentanti di una cultura che contrasta i valori della sussidiarietà.»
«Inoltre – ha proseguito Gardini – il modello retributivo delineato dalla 142 non riesce ad affermarsi pienamente anche per un quadro di regole spesso contraddittorio.»
In questo contesto il senso di frustrazione aumenta rilevando che alcune cooperative applicano contratti che prevedono una sottoremunerazione inacettabile del lavoro senza che gli organi di vigilanza prendano adeguati provvedimenti.
«Questi contratti – ha sottolineato Vincenzo Mannino, Segretario generale Confcooperative – hanno lo scopo, esplicitamente dichiarato, di ridurre pesantemente la remunerazione dei soci lavoratori consentendo alle cooperative di essere concorrenziali sul mercato e di aggiudicarsi gli appalti pubblici e privati. Questo però avviene a scapito dei soci e della qualità dei servizi resi e quindi, in ultima analisi, dell’intera società. Una cooperativa che cerca di sopravvivere a svantaggio dei soci non si può definire una vera cooperativa.»
Sulla lotta alle false cooperative e sul dumping contrattuale dell’Unci è possibile leggere la nota di Confcooperative Legacoop e Agci sul sito www.bologna.confcooperative.it
La difficoltà a stare sul mercato è soltanto accentuata dall’attuale crisi economica: spesso infatti la committenza ricerca semplicemente il minor costo del servizio. Molte volte ci troviamo infatti di fronte a imprese che da un lato scrivono progetti di responsabilità sociale e dall’altra firmano contratti di appalto che non garantiscono il pagamento delle retribuzioni e degli oneri sociali. E non sempre gli organi di vigilanza sono pronti a reprimere questi comportamenti richiamando a un elementare principio di responsabilità solidale, prima ancora che sociale.
«In questo scenario – ha concluso Gardini – occorre rivedere il rapporto tra socio e cooperativa e creare nuove forme di partecipazione e coinvolgimento, individuando modelli calibrati sulle diverse situazioni e riflettendo ad esempio sulle modalità di accesso ai soci, sulla ramificazione della cooperativa sul territorio, sull’ampiezza della base sociale, sulla tipologia aziendale, sul mercato di riferimento.»
«Se si vuole aprire un confronto senza pregiudizio – ha dichiarato il Segretario generale Cisl Emilia Romagna, Giorgio Graziani – la Cisl sarà un interlocutore attivo e propositivo fermo restando che i soci lavoratori devono essere adeguatamente retribuiti e devono vedere riconosciuto il proprio ruolo.»
«Il socio-lavoratore – ha affermato il prof. Tiziano Treu intervenendo al seminario – rappresenta una risorsa importante per il territorio e per il sistema imprenditoriale in quanto prestando la propria opera come lavoratore e partecipando alle decisioni della cooperativa garantisce un maggior coinvolgimento ed una maggiore competitività. Non a caso, infatti, in questi anni difficili la cooperazione di lavoro ha retto meglio di altre forme imprenditoriali alla crisi economica.»
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