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L’articolo di fondo

Il settore vino vive con sofferenza il cambiamento della politica comunitaria e la sua riorganizzazione ha bisogno di tempi lunghi per invertire il clima di crisi.
In Europa si governava l’offerta abbondante della produzione vitivinicola con le varie distillazioni, che portavano tutti gli anni ad un ritiro dal mercato, per produrre alcool, attorno ai 22-25 milioni di litri di vino.
Oggi invece si tende a ridurre queste eccedenze mediante la scelta di estirpare i vigneti: con il prossimo anno dovremmo arrivare al tetto programmato dei 170.000 ettari in  tutta Comunità Europea.
I consumi di vino continuano a calare, sia in Italia sia in diversi Paesi della Comunità, per il cambio degli stili di vita e per gli effetti negativi dell’alcool dovuti a chi ne abusa nei consumi.
L’immagine del vino italiano nel mondo è positiva, sia come qualità che come prezzo, oltre che per la notorietà che ha l’Italia nell’agroalimentare.
Il mercato estero è in crescita continua, soprattutto fuori dall’Europa comunitaria.
Abbiamo bisogno però di dar vita ad aziende più grandi per poter esportare; il comparto è troppo frazionato in una miriade di piccole aziende.
Il nuovo regolamento comunitario assegna all’Italia una somma di aiuti che non è inferiore a quella che si percepiva con la vecchia regolamentazione, ma gli effetti sono più lenti a produrre benefici.
Ci sono più aiuti per il rinnovo degli impianti, ci sono interventi discutibili a favore della vendemmia verde di difficile controllo, una parte va per l’assicurazione grandine e un aiuto all’esportazione fuori della Comunità comunità europea. Con aziende piccole e con aiuti cofinanziati dalle aziende non è facile utilizzarli, se non in parte, questi finanziamenti. Quindi senza copertura per le crisi di mercato il comparto vitivinicolo si selezionerà, si aggregherà, ma con tempi lunghi. Soffrono soprattutto in zone buone, come qualità ma con produzione per ettaro basse, dove non è facile garantire una copertura dei costi di produzione.
L’immagine del territorio è importante come lo sono i marchi aziendali forti, ma in condizione di economia debole, prevale il primo prezzo, la marca commerciale della grande distribuzione e chi è in grado di offrire vino con margini molto tirati e anche con scarsa qualità.
In questo quadro fare il rinnovo del vigneto, della dimensione delle aziende produttive e delle cantine non è facile, ma non farlo vuol dire chiudere l’attività. La Romagna è sicuramente nelle condizioni di competere per la sua produttività, la sua organizzazione di aziende di vinificazione, i marchi, il prezzo, la tipicità del prodotto, adatto per vini da pasto, spumanti, frizzanti, DOC, IGT, ecc.
La nostra è sicuramente una strada in salita, ma possiamo farcela.

Secondo Ricci

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