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Il Centro per le famiglie di Faenza aiuta le donne extracomunitarie a sentirsi meno sole

Il problema dell’integrazione delle persone che arrivano nelle nostre città da paesi lontani è di grande attualità. Si discute spesso su quali siano i metodi e le dinamiche migliori per favorire l’inclusione degli extracomunitari che spesso al momento dell’arrivo non conoscono la nostra lingua e devono fare i conti con una cultura e uno stile di vita completamente diverso dal loro. Il Centro per le famiglie di Faenza fin dal 1997 cerca e sperimenta risposte a queste domande, a partire soprattutto dalle donne, che spesso risultano essere i soggetti più esclusi dalle dinamiche del lavoro e della società.
«Tutto è iniziato in maniera quasi spontanea – spiega Domenica Dalpane, coordinatrice del Centro – durante dei corsi di cucito organizzati nel ’97 per donne extracomunitarie, quando emerse la necessità di tenere i loro bambini mentre seguivano le lezioni. Le donne ci chiesero se potevamo dare loro occasione di incontrarsi anche al di fuori del corso e sempre nello stesso periodo l’allora direttore dell’I.C. Carchidio-Strocchi ci mise a disposizione delle insegnanti per poter attivare dei corsi di lingua italiana. Iniziò così il progetto che oggi è incluso nelle attività di mediazione culturale organizzate dal Centro.»
Il progetto prevede, due mattine a settimana, lezioni di lingua italiana e, due pomeriggi a settimana, laboratori di attività manuali che favoriscono l’incontro e la socializzazione tra le donne e che costituiscono un modo più pratico per imparare la lingua. Mentre le donne sono impegnate in queste attività una babysitter si occupa dei loro bambini. Il centro funziona grazie al lavoro e all’impegno delle operatrici, in particolare Nivia Muccioli e Nadia Diversi, e grazie al prezioso aiuto di numerose volontarie.
«Per le donne che frequentano il centro – spiega Nadia Diversi – noi diventiamo un vero e proprio punto di riferimento, il primo che hanno a Faenza. Insegniamo loro come muoversi in città, per far si che anche le operazioni più banali e necessarie, come ad esempio andare dal medico, non costituiscano una difficoltà insormontabile. Solitamente le donne vengono al Centro per uno o due anni, poi riescono a trovare un lavoro e smettono di frequentare, ma accade spesso che si rivolgano ancora a noi quando hanno bisogno di un aiuto amico.»
La nazionalità delle donne che usufruiscono del servizio è molto varia, solitamente sono marocchine, tunisine e senegalesi, ma quest’anno per la prima volta ci sono presenze nigeriane e congolesi.
«Quest’anno – continua Nadia – abbiamo registrato un’integrazione maggiore nonostante le varie etnie che formano il gruppo. Si nota poi fra di loro una certa frustrazione perché sono quasi tutte laureate e hanno dovuto abbandonare il loro paese, dove i titoli conseguiti sono riconosciuti, per venire qui dove non hanno trovato risposta alle loro aspettative. Frequentare questo Centro diventa così una forma di riscatto perché aiuta a conquistare autonomia nonostante le difficoltà della lingua e della mancanza di lavoro.»
A Malika, 25 anni marocchina,  manca un anno alla laurea nel suo paese. È venuta in Italia 9 anni fa con la sua famiglia e si è sposata qui con un marocchino con cui ha avuto un figlio. Da due anni vive a Faenza e racconta che dopo aver passato un periodo in cui si è sentita molto sola, adesso, anche grazie all’aiuto del Centro, sta molto meglio perché si è fatta delle amiche. Il suo sogno è di aprire un negozio dove poter vendere i suoi lavori all’uncinetto.
Nogaye viene dal Senegal, ha 29 anni, due bambini e da 4 anni e mezzo vive a Faenza. Vorrebbe trovare un lavoro, un lavoro qualsiasi, e nel frattempo frequenta il centro perché le piace incontrare altre persone con cui distrarsi e chiacchierare.
Anche Fatou è senegalese e nel suo paese faceva la parrucchiera. A lei piace vivere in Italia perché le persone rispettano le leggi e soprattutto le donne. Vuole imparare la lingua italiana perché le piace chiacchierare e comprendere bene le persone. Per queste donne il Centro per le famiglie di Faenza costituisce il primo passo verso l’integrazione  e speriamo che presto possano finalmente sentirsi a casa.

Ilaria Florio

cosimo dice:
26 giugno 2010 - 22:18

complimenti Nadia
Grazie

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