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La sintesi del congresso nelle parole di Pino Gatti, presidente di CEFF Servizi, presente a Roma in qualità di delegato provinciale

Si è svolta il 2 e 3 marzo a Roma la sesta Assemblea Nazionale di Federsolidarietà. È questa l’organizzazione che raggruppa le cooperative sociali aderenti a Confcooperative con lo scopo di promuoverne e sostenerne lo sviluppo e di creare relazioni di rete con tutti i soggetti della cooperazione e dell’economia sociale. È il ramo più giovane e anche il più dinamico: la cooperazione sociale è in Italia una realtà consistente e in forte evoluzione.
A Federsolidarierà aderivano al 31/12/2008: 5.463 imprese (3.660 nel 2003); esse fatturavano 4.950 milioni di euro (contro i 2.617 del 2003); vi erano occupate 184.025 persone (107.111 nel 2003).
La crescita è stata impetuosa anche nel numero di soci arrivati a 190.214, con una capitalizzazione di 190 milioni di euro.
L’assemblea a cui ho partecipato assieme agli altri 8 delegati dalla provincia di Ravenna, nominati nel nostro congresso provinciale di gennaio, è stata quindi un momento favorevole per tastare il polso all’ambiente e per calarsi nel clima di questo cantiere aperto, nel quale la dirigenza attuale è espressa da coloro che, giovani negli anni 75/90, diedero gambe a certe idee nuove in fatto di solidarietà, provenendo da esperienze di volontariato, obiezione di coscienza, servizio civile.
Vilma Mazzocco, presidente per sei anni, ha scritto, fra l’altro, nella sua relazione di introduzione (e per lei di commiato dal ruolo):
«Siamo  un settore in cui, a più di trent’anni dall’emergere delle prime esperienze, sembra necessario operare un salto di qualità su più fronti: dai prodotti agli assetti organizzativi e di governance. La disponibilità di reti di relazione imprenditoriali rinnovate negli obiettivi e nelle competenze potrà rappresentare un indubbio vantaggio per compiere questo percorso.»
Ha poi aggiunto:
«C’è un ultimo punto che voglio affrontare ed è il più importante. Tutto quello che abbiamo fin qui fatto ed anche quel che faremo dipenderà, in fondo, da un unico fattore: la qualità del nostro capitale umano. Fino ad oggi abbiamo potuto contare su tante persone che, ai vari livelli, hanno garantito un impegno e una qualità di prestazione generosa e davvero superiore. Ciò deriva, lo sappiamo bene, da un sistema di motivazioni molto articolato e ricco dove la soddisfazione e la realizzazione di sé passa attraverso importanti valori solidaristici. Se in futuro, questo complesso di motivazioni non viene riconosciuto e adeguatamente retribuito ne va dell’efficacia della nostra azione imprenditoriale e sociale. Serve un mix di incentivi definito all’interno di uno specifico modello di relazioni industriali. La leva economica non basta, anche se non va sottovalutata, neanche in questo momento di crisi. È necessario però utilizzare meglio la parte di retribuzione non monetaria.La formazione, ad esempio, può rappresentare un importante strumento attraverso il quale costruire un rapporto persona / organizzazione più coerente con la complessità dei valori e delle motivazioni che lo caratterizzano. Questo soprattutto per gli operatori più giovani.»
Il nostro presidente confederale Marino, intervenuto ai lavori, ha rivendicato al settore delle imprese cooperative l’importante ruolo di essere fattore anticiclico tipico cioè di chi ha la capacità di andare controcorrente, di crescere e investire anche nei momenti di crisi economica come l’attuale, senza aspettare di essere trainati dalla ripresa internazionale o da quale altro evento favorevole esterno. Bella è stata l’immagine usata:
«Le cooperative non aspettano il vento favorevole, non vanno a vela; le cooperative vanno a remi, la mutualità è autopropulsiva, i bisogni diventano energia.»
Il presidente ha esortato i cooperatori sociali a guardare anche dentro le loro imprese:
«Incoraggiamo a continuare il cantiere dell’integrazione, ad accettare i supporti del sistema, a ricercare la dimensione migliore per svolgere al meglio la missione della cooperativa. La missione delle cooperative sociali esige un’alta qualità d’impresa, esige anche la qualità dei comportamenti, civili, legali, etici e in più l’autentico cuore cooperativo.»
Insomma credo proprio che in tutti noi partecipanti si sia accresciuta la consapevolezza che il momento è importante e che c’è tanto da  lavorare con chiarezza di obiettivi e determinazione se si vuole continuare la strada intrapresa.
Partendo da questa mia nuova esperienza, ho notato con rammarico come siano mancati riferimenti al ruolo e all’apporto importante dei volontari (la nostra esperienza faentina di CEFF ne è buona testimone). L’ho fatto presente nel dibattito trovando anche qualche immediato (e spero duraturo) consenso.
L’assemblea si è conclusa con l’elezione del nuovo consiglio nazionale e del nuovo presidente, nella persona di Beppe Guerini, espresso dalla Lombardia.

Pino Gatti

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