Dal primo semestre del 2009 si è verificata una crisi strutturata e generalizzata di molti comparti della nostra economia, con forti ripercussioni sui livelli di occupazione. Questo ormai è un dato a cui siamo abituati: insomma, sappiamo che la crisi c’è e che è arrivata anche in provincia di Ravenna. La domanda che ci si pone è: che fare? Questo mese vogliamo prendere in considerazione uno dei tentativi di dare risposte, in particolare per quanto concerne il comparto delle piccole e medie imprese ravennati legate alla moda e ai servizi alla persona.
Confartigianato Ravenna ha commissionato uno studio per indagare in questo particolare settore la necessità di rinnovamento di professionalità di nicchia a prevalente componente femminile che, con la loro attività e presenza, possano contribuire a sviluppare l’attuale sistema produttivo.
Tra i dati emersi nella ricerca, presentata il 18 febbraio a Faenza, è interessante come molte imprese stiano iniziando a differenziarsi verso le fasce alte del mercato, sviluppando una produzione completa (sviluppo campionari, tessuti, produzione di capi di elevato livello), caratterizzandosi quindi per l’alta qualità: proprio queste imprese iniziano ad avere difficoltà nel reperire figure nuove per le posizioni molto specializzate, necessarie alla loro produzione. Potrebbero dunque essere messe in campo delle azioni per rafforzare la filiera, potenziando la rete sia per la parte della commercializzazione (portale unico, partecipazione a fiere etc.) sia per la creazione di un tavolo di lavoro per la progettazione di nuove soluzioni per la formazione.
La rete si presenta quindi sempre di più come elemento fondamentale – trasversale ai settori – per affrontare con più forza la crisi, soprattutto in casi come questo in cui il radicamento al territorio è molto forte (le imprese intervistate non vogliono delocalizzare la produzione). Altro dato interessante è che le imprese considerano la rapidità come il primo elemento che deve avere un servizio per essere attrattivo, dato che il mercato cambia con grande tempestività. La flessibilità è richiesta anche alle risorse umane, a cui le aziende chiedono una buona dose di creatività, accanto alla manualità: come negli altri settori produttivi, anche qui si sta andando verso l’economia dell’immateriale, dove le parole d’ordine sono qualità dei servizi e specializzazione del personale.
Che fare, dunque? I percorsi, che possono essere stimolati dalle politiche locali e dalle associazioni di categoria, vanno nella direzione dello sviluppo di reti di filiera, del potenziamento della commercializzazione e della sperimentazione di un inquadramento innovativo per le nuove professionalità richieste, che renda possibile formarle, addestrarle ed eventualmente inserirle anche ora, in tempo di crisi.
A proposito di occupazione femminile, d’altra parte, la provincia di Ravenna ha mantenuto, anche negli ultimi mesi, la percentuale più alta della regione: un dato che lascia ben sperare per il futuro.
Paola Casta
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