“La cooperazione agroalimentare ha dato vita ad un evento straordinario: un grande processo di semplificazione della rappresentanza. Ci siamo dati degli obiettivi concreti senza rincorrere la supremazia di una bandiera sulle altre.”
Lo ha affermato Maurizio Gardini, presidente di Fedagri-Confcooperative, nel corso del suo intervento alla prima assemblea unitaria delle centrali cooperative (Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital) che si è svolta all’inizio di novembre a Bologna.
“Abbiamo bisogno di uno sforzo concorde per generare ulteriore crescita, mettendo al centro dell’agenda del Governo lo sviluppo dell’agricoltura: è il secondo comparto del Paese e può generare crescita senza spese, valorizzando il suo patrimonio – ha continuato Gardini -. Le aggregazioni cooperative uniscono produzioni nazionali, imprenditori agricoli e territorio in un’ottica di auto-imprenditoria e abbiamo bisogno di superare qualsiasi discorso ideologico e ritrovarci invece sulle cose reali, sulla necessità di corrispondere alle sollecitazioni dal basso, sull’esigenza di aprire una prospettiva alle future generazioni.”
Negli ultimi cinque anni la cooperazione ha realizzato oltre 200 fusioni societarie e costituito 30 nuovi Consorzi di secondo grado:
“È il segno concreto della nostra volontà di razionalizzare il tessuto cooperativo – ha sottolineato il presidente di Legacoop Agroalimentare, Giovanni Luppi – ma potremmo fare di più e più velocemente se ci fossero adeguate misure fiscali per favorire i processi di concentrazione tra cooperative.”
Le centrali cooperative hanno proposto di differenziare i contributi previdenziali in base alla localizzazione delle imprese nelle aree deboli e all’intensità lavorativa dei progetti proposti. Hanno proposto inoltre di rivisitare gli aiuti di Stato attualmente in vigore secondo una logica di complementarietà e con la previsione di apporti finanziari esterni (per es. Cassa Depositi e Prestiti).
In questo quadro è emersa anche la necessità di rifinanziare i contratti di filiera, ormai privi di risorse da 4 anni e l’urgenza di un’azione comune tra Ministero delle Politiche agricole e Ministero dello Sviluppo economico per la piena estensione dei contratti di sviluppo alle filiere agroalimentari gestite dai produttori (cooperative e società di capitali controllate in prevalenza dalle cooperative e/o da altre società agricole).
La cooperazione, infine, ha insistito sul bisogno di costituire in ambito Ismea specifici fondi di rotazione per favorire la capitalizzazione delle cooperative nel quadro di una revisione degli strumenti finanziari e di garanzia affidati allo stesso Istituto con particolare riferimento alla Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) e di costituire un Fondo tra ISA e i Fondi mutualistici delle Organizzazioni cooperative per il sostegno dei progetti strategici delle filiere cooperative nella logica di corresponsabilizzare il rischio tra risorse pubbliche e risorse dei soggetti beneficiari.
“Con la costituzione dell’Aci, le nostre Organizzazioni hanno intrapreso un cammino comune per costruire un soggetto unico in grado di dare maggiore impulso alla realtà che rappresentiamo come, del resto, avviene storicamente in Europa – ha affermato Giampaolo Buonfiglio, presidente di Agci Agrital -. La cooperazione vuole fare la propria parte nell’ineludibile processo di semplificazione della rappresentanza al fine di dare risposte efficaci ai problemi che le trasformazioni economiche ed istituzionali del Paese, dell’Europa e del mondo impongono”.
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