In Italia, da una analisi dei bilanci delle imprese di lavorazione e commercializzazione emerge che, a differenza di Francia e Spagna, negli ultimi 10 anni il settore dell’ortofrutta ha puntato più sulla crescita dimensionale (crescita del fatturato) e meno sulla differenziazione di mercato (misurata dalla redditività delle vendite). Questo ha comportato, principalmente, una più debole strategia di differenziazione e segmentazione sui mercati, messa bene in evidenza dal raffronto tra la produzione francese, posizionata su prezzi più elevati rispetto a quella italiana e spagnola, ma con una forte riduzione nel tempo della loro produzione e esportazione.
Per colmare questi tipi di gap competitivi, resi ancor più profondi dalle differenze in termini di costi di produzione, nel Nord Europa le cooperative si stanno muovendo verso un modello che tende a separare la funzione di organizzazione della produzione, più legata al territorio e al rapporto con il produttore, dalla fase logistica e soprattutto commerciale, aggregata in base al mercato. Negli Usa invece la tendenza è quella di utilizzare società partecipate che attraggano capitali attraverso azioni ai propri soci e al pubblico, le cosiddette “cooperative di nuova generazione”. Anche in Italia si rende indispensabile una ristrutturazione del sistema, indirizzata verso la specializzazione della struttura aggregata e l’integrazione verticale della filiera nei segmenti a maggior valore aggiunto. Ciò allo scopo di ricostruire il rapporto di fiducia fra la produzione e le strutture organizzate e per rafforzare il sistema verso quella parte del settore ortofrutticolo non ancora organizzata.
Contemporaneamente nel mercato andrebbe rivisto il Dlgs 102/2005 al fine di introdurre l’obbligo di contratti di fornitura alla Grande distribuzione, ad inizio anno, al fine di rendere trasparente la quantità e la tipologia merceologica, i prezzi e i tempi di pagamento, gli sconti, i ristorni nonché i premi e i termini delle promozioni. A questo di deve aggiungere il diritto di scaffale per i prodotti a marchio comunitario (IGP, DOP,…). Le O.P. specializzate in categorie specifiche di prodotto, devono inoltre essere rafforzate e dotate di poteri erga omnes sulle qualita’ del prodotto da immettere sul mercato. In ultimo andrebbe introdotta una Commissione regionale che verifichi la standardizzazione e pubblicazione dei listini di liquidazione: questo permetterebbe il confronto tra i valori di remunerazione e, dopo la pubblicazione delle previsioni di produzione, consentirebbe alla Commissione di monitorare la revisione e l’adeguamento dei piani operativi delle OP alle prospettive di mercato dell’annata.
Gianluca Bagnara
Assessore all’Agricoltura della Provincia di Forlì-Cesena
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