“N on riesco ad accettare quando, in maniera strumentale, si prende in giro la gente raccontando delle cose non vere. La crisi della frutta 2011 non si risolve mandando a casa consiglieri e direttori delle cooperative come se fossero ladri. Il mercato ha delle regole di domanda e offerta che non si cambiano, bisogna intervenire, se possibile, per correggerle.”
Usa queste parole Secondo Ricci, presidente di Caviro, per commentare le espressioni che il presidente nazionale di Coldiretti, Sergio Marini, ha indirizzato al movimento cooperativo lo scorso 5 ottobre nel corso dell’inaugurazione del Macfrut di Cesena.
In merito alla crisi del settore ortofrutticolo il presidente di Coldiretti ha scelto di puntare il dito contro il movimento cooperativo colpevole, a suo dire, di totale incapacità per non essere stato in grado di contrastare una crisi dal respiro globale:
“Riconosco a questa mia organizzazione di avere svolto e di svolgere un grande ruolo di indirizzo, di assistenza, di tutela del mondo agricolo – continua Ricci -. Molti dipendenti, molti presidenti sono motivati ed impegnati in questo ruolo sociale.
“Sono rammaricato però dal fatto che non ci sia una reazione o una presa di coscienza e si continui a battere le mani da parte dei dirigenti locali e non si capisca che questa politica del presidente e della dirigenza nazionale rischia solo di portare allo sfascio l’organizzazione.”
“Nei momenti di crisi come questi si mettono in comune le idee, le intelligenze per elaborare proposte non divisioni”. E’ Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, ad approfondire le tematiche affrontate nella relazione di Marini:
“Il confronto tra la filiera spagnola e quella italiana è stato ingiusto oltre che errato – spiega -. Un’azione strumentale posta in essere senza tener conto delle peculiarità delle nostre strutture ma soprattutto delle differenze reali, in termini di costi di produzione, che investono tutti i settori: energia, manodopera, uso di prodotti fitofarmaci. Dai risultati di uno studio realizzato dall’Università di Bologna su incarico della Regione Emilia Romagna è emerso che la differenza tra il costo della manodopera tra magazzini italiani e spagnoli è di circa 7 euro all’ora: a queste condizioni è possibile competere sullo stesso mercato?”
“I francesi ad esempio – approfondisce Secondo Ricci – sono riusciti a fare una legge che limita lo strapotere della Grande Distribuzione. Con il Sangiovese Doc la cooperazione romagnola unita nell’Ente Vini – che rappresenta da sola il 65% della produzione – ha trovato un accordo per difendere il prezzo minimo di vendita e sono 3 anni che funziona, declassando a vino comune o a IGT le quote eccedenti. Nei vini DOC in Italia abbiamo altri esempi, dove si raggiungono quote rappresentative di almeno il 60% della produzione, che riescono a darsi regole vincolanti per tutti. Purtroppo nella frutta le aziende cooperative rappresentano poco più del 30% e da sole non hanno abbastanza forza. Per questo la filiera italiana organizzata in grandi imprese è fondamentale se vogliamo esportare e difendere le quantità prodotte dalle nostre aziende.”
Sono stati soprattutto i toni usati dal rappresentante della Confederazione Coltivatori ad amareggiare la cooperazione:
“Sono molto deluso – ammette Carlo Dalmonte, vicepresidente di Confcooperative Ravenna – dal linguaggio usato da colui che è anche il mio presidente. Da un leader nazionale ci si aspetta che abbia una visione ed un linguaggio ispirato al “bene comune”, invece si è assistito ad un comizio tutto teso a “dare la colpa agli altri”; nessun accenno alla legalità, nessun appello alla responsabilità. Certo, alcune delle cose dette da Marini sulla necessità di autocritica e sul rapporto con la Grande Distribuzione sono condivisibili, ma perdono qualsiasi significato davanti all’attacco diretto e superficiale (peraltro riportando dati che non riguardano la cooperazione) riservato ai dirigenti cooperativi appellati come incapaci e, addirittura, ladri”.
“Ho sempre creduto che quella del dialogo e del confronto fosse la strada giusta per superare le difficoltà oggettive di cui è vittima oggi il comparto agricolo – sottolinea Raffaele Gordini, presidente provinciale di Confcooperative -. Solo facendo percorsi insieme ed azioni mirate verso la ‘politica’, i mercati e la Gdo si possono ottenere risultati utili ai produttori agricoli. Il teatro delle comunicazioni ad effetto non porta da nessuna parte e non può far altro che distruggere il lavoro che i dirigenti delle nostre cooperative stanno portando avanti (seriamente e non ‘mediaticamente’) nei tavoli regionali, nazionali ed europei per tentare di portare i nostri agricoltori fuori dalla crisi e garantirgli quelle risorse sufficienti almeno a coprire i costi di produzione. Con tutta probabilità – conclude Gordini – anche il mondo cooperativo, in questo lungo percorso, avrà occasione di fare autocritica e attuare alcuni cambiamenti ma vorrei ricordare a Marini e a tutti gli amici dirigenti di Coldiretti che la politica del distruggere non ha mai portato da nessuna parte.”
Mabel Altini
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