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Il ferro battuto di Cristiano Quadalti in mostra al Fontanone di Faenza

Sembrava ormai un mestiere perduto l’arte di modellare il ferro, invece da oggi può rivivere grazie alle mani e alla passione del giovane fabbro Cristiano Quadalti. Classe 1972, originario di Modigliana, Quadalti ha scoperto l’antico mestiere fabbrile solo 4 anni fa, un mestiere che si avvicina molto al suo modo si essere: «Nel mio lavoro – si legge sul suo sito – uso tecniche antiche, nessuna saldatura, solo incudine, martello, fuoco, le mie mani, la mia forza e il mio cuore…»
Dal 22 al 27 ottobre i lavori in ferro battuto selvatico, come ama definirli lo stesso autore, potranno essere ammirati a Faenza nella mostra allestita al Fontanone dal titolo «Montagna sacra. Vita sull’appennino.»
Com’è iniziato il tuo percorso alla scoperta di questo antico mestiere?
«Mi sono avvicinato al ferro in modo del tutto casuale, era un materiale che non conoscevo e che non avevo mai lavorato. Dopo tre mesi passati a fare il saldatore ne ho scoperto le proprietà plastiche e le potenzialità creative che mi hanno incuriosito molto. Nello stesso periodo ho conosciuto il fabbro Piero Tassinari che ha una bottega a Bocconi e da allora è diventato il mio maestro. Con lui ho imparato le tecniche antiche e moderne, poi ho deciso di utilizzare solo le prime per questioni estetiche e anche un po’ poetiche.»
Perché definisci il tuo ferro selvatico?
«Perché selvatico è un aggettivo che rispecchia la mia vita e di conseguenza anche il mio lavoro. Sono una persona che rifugge dalla frenesia e dal ritmo della vita moderna, amo la montagna  dove cerco di passare la maggior parte del mio tempo. Inoltre non si sa mai fino in fondo come potrà reagire il ferro nel momento in cui lo lavori, dipende da molti fattori, a volte anche dall’umore. Il fabbro, come mi ha insegnato il mio maestro, deve sempre porsi delle domande, avere dei dubbi su quello che sta facendo, deve essere un po’ alchimista e anche un po’ ‘anarchico’.»
Il tuo amore per la montagna lo ritroviamo anche nella mostra al Fontanone…
«Sì, gli oggetti artistici in mostra saranno ispirati proprio dalla vita e dalle abitudini degli abitanti delle valli del nostro Appennino, in particolare della zona intorno a Bocconi. Mi piace andare alla scoperta della vita semplice e spartana che si conduceva una volta in questi luoghi e che qualcuno cerca di vivere anche ai giorni nostri.»
Oltre a manufatti artistici crei anche oggetti d’uso quotidiano?
«Sì, certo. Cerco di soddisfare le richieste dei clienti che vengono in bottega a Bocconi o che mi contattano tramite il mio sito: dalle ringhiere ai letti, dalle bacheche ad altri oggetti in ferro che possono avere una qualsiasi utilità pratica. Il mio maestro ha deciso di non lavorare più e per il momento sono io a portare avanti la sua bottega.»
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
«Mi piacerebbe aprire una bottega tutta mia e diventare un punto di riferimento per questo mestiere soprattutto in questa parte d’Appennino. La gente di Bocconi comincia a conoscermi e a considerarmi il nuovo fabbro del paese. Questi monti stanno rivivendo un ritorno di persone giovani e desiderose di ritrovare un ritmo di vita più tranquillo in quelli che oggi consideriamo gli antichi mestieri, chissà che un giorno non sia io ad insegnare quest’arte a qualcuno più giovane di me.»

Ilaria Florio

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