Dopo un’estate caratterizzata da una crisi drammatica, che ha messo in ginocchio l’intera frutticoltura italiana con pesche, nettarine, e ora anche le pere, fortemente penalizzate sui mercati di tutta Europa, il mondo della produzione organizzata, da sempre vicina ai problemi quotidiani dei propri soci e nell’intento di proporre soluzioni che restituiscano certezze in campagna, ha compiuto un accurato lavoro di analisi per individuare le linee più opportune. Pur senza precludere alcuna altra opzione, ritengo che la collaborazione con gli altri Paesi mediterranei rappresenti la soluzione ideale perché, da un lato, garantisce maggior peso ed autorevolezza alla piattaforma di richieste e, dall’altro, consente di mettere a frutto tutta l’esperienza consolidata da decenni di lavoro comune.
Per scongiurare il pericolo di nuove crisi i Governi di Francia, Spagna e Italia hanno deciso di fare quadrato per convincere la Commissione Europea sulla necessità di modificare l’attuale normativa ed hanno presentato all’ultimo Consiglio dei ministri agricoli europei una serie di proposte per migliorare gli strumenti normativi previsti dall’attuale OCM ortofrutta. Da anni la cooperazione ripete che con queste regole è impossibile andare avanti, ma la Commissione non ha mai mostrato comprensione: ora è giunto davvero il momento di cambiare ed alla luce delle dimensioni drammatiche della crisi e dei disordini sociali in Francia ritengo che non ci sia un minuto da perdere.
Le richieste che i tre Paesi hanno presentato al Consiglio puntano ad ottenere strumenti di gestione delle crisi di mercato più agili ed efficaci, che in caso di crisi grave prevedano dispositivi di ritiro con indennità adattate alla realtà dei diversi mercati, attivabili per periodi circoscritti e gestiti fuori dai Fondi di esercizio, così da essere aperti anche ai produttori indipendenti, con la possibilità di integrare le risorse comunitarie con aiuti nazionali.
L’attivazione immediata di azioni di comunicazione e promozione finanziate dalla UE per stimolare i consumi dei prodotti europei in crisi e l’aumento dei plafond di prodotti ritirabili dal mercato.
Puntano inoltre alla creazione di fondi di mutualità, analogamente a quanto accade per le calamità o le emergenze sanitarie, che consentano di gestire il rischio economico dei produttori e di stabilizzarne il reddito, poi l’istituzione di un Osservatorio europeo sui mercati ortofrutticoli europei per valutare eventuali misure di adeguamento strutturale, l’adeguamento del diritto europeo in materia di concorrenza, per rafforzare il ruolo delle Organizzazioni dei produttori ed accrescere il loro potere negoziale nella filiera alimentare, in particolare nei riguardi della Grande Distribuzione Organizzata ed una maggiore efficacia del meccanismo dei “prezzi di entrata” per proteggerli nei confronti dei prodotti d’importazione.
Gran parte di queste richieste coincidono con quelle avanzate in questi anni dalle organizzazioni cooperative di Italia, Francia e Spagna.
Oggi possiamo essere moderatamente ottimisti: il fatto che i Governi dei tre maggiori paesi produttori abbiano presentato in Europa un documento unitario rappresenta un elemento di grande importanza, con la speranza di riuscire ad ottenere, sin dalla prossima campagna estiva, almeno due rilevanti modifiche, quali le indennità di ritiro e l’aumento delle quantità ritirabili.
Se come auspico le modifiche saranno accolte, andremo finalmente nella direzione di una migliore regolamentazione di un settore, che rappresenta il 20% della produzione lorda vendibile europea a fronte di risorse pari soltanto al 2% della spesa agricola comunitaria.
Sono profondamente convinto che il lavoro serio e condiviso dia sempre i suoi frutti, per cui credo che adesso sia giunto il momento di portare avanti insieme, con chiarezza e decisione, un programma comune, che sappia riconoscere le associazioni dei produttori come uno strumento utile, sebbene da migliorare in quanto a trasparenza ed impiego delle risorse, e non certo un soggetto superato. Non bisogna infatti dimenticare che questa battaglia si vince solo con una maggiore organizzazione dell’offerta che rappresenta uno dei punti di forza dell’azione quotidiana delle OP.
La crisi è molto pesante, ma non sono minimamente rassegnato e credo che le nostre aziende non debbano scoraggiarsi e gettare la spugna, dilapidando un patrimonio frutticolo, costruito nel tempo a prezzo di duri sacrifici.
Nello stesso tempo, sento la responsabilità non solo di indicare percorsi, ma di trovare soluzioni e per questo ci impegneremo insieme a tutti coloro che sono mossi da analogo fine.
Maurizio Gardini
Presidente nazionale di Fedagri – Confcooperative
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