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Il commento di Andrea Pazzi, direttore di Confcooperative Ravenna, all’indomani del convegno sull’edilizia sociale tenutosi a Faenza

«Nella nostra regione, come in molte aree del nostro Paese, la richiesta di alloggi a prezzi calmierati è in aumento, ma questa tendenza non trova riscontro nelle proposte attualmente fornite dal mercato. Se, anche a Ravenna, a fronte di un’offerta sul mercato di diverse migliaia di alloggi nuovi permane, ed anzi è in crescita, la domanda di abitazioni a prezzi calmierati, è evidente la necessità, oggi più che mai, di nuovi progetti che vadano incontro alle esigenze di questi cittadini». Sono questi i commenti di Andrea Pazzi, direttore di Confcooperative Ravenna, all’indomani del workshop «Housing sociale e rigenerazione della città» tenutosi a Faenza il 23 giugno ed organizzato da Irecoop Emilia Romagna.
«Nei nostri centri urbani, a partire da quelli più densamente popolati come Ravenna, Faenza o Lugo – spiega Pazzi – emerge l’esigenza di una nuova progettazione dell’abitare (e non solo dell’abitazione) che, con criteri di sostenibilità economica, energetica e sociale, veda la collaborazione, già nelle prime fasi di ideazione, tra  Ente pubblico, privato sociale e possibili finanziatori istituzionali e non, che abbiano interesse ad investire nel benessere delle proprie comunità: ciò che oggi viene comunemente chiamato housing sociale. Con queste  due parole si intendono, infatti, tutti quegli interventi mirati alla costruzione di unità abitative che mettano al centro la persona, i suoi bisogni ed il suo benessere, che incentivino la creazione di una “comunità” che nell’abitare “insieme” possa trovare le risposte ai nuovi bisogni delle famiglie, dei giovani e degli anziani. Scorrendo i progetti già realizzati in altri territori si possono trovare complessi residenziali costruiti con le moderne tecnologie e nel totale rispetto dell’ambiente e del risparmio energetico; è possibile trovare in queste realizzazioni alloggi in vendita, in locazione con riscatto, in locazione permanente, con modalità e fasce di prezzo che consentono una grande accessibilità, e con la presenza di servizi per anziani e minori gestiti da cooperative sociali, spazi verdi e aree comuni. Tutto questo sta già avvenendo vicino a noi – continua il direttore di Confcooperative – a dimostrazione che qualcosa sta cambiando, ma sono ancora troppo pochi i progetti perché ancora troppo poche sono le aree a disposizione per questi scopi; è un’esigenza che va affrontata con maggiore determinazione e rapidamente».
Faenza, come ha dimostrato il workshop del 23 giugno, sta muovendo i primi passi in questa direzione con la ristrutturazione dello stabile di via Fornarina. Il progetto ha infatti ottenuto un finanziamento regionale attraverso il «Programma integrato di promozione di edilizia residenziale sociale e di riqualificazione urbana» e durante il seminario l’Amministrazione pubblica di Faenza ha dato il proprio appoggio all’intervento, impegnandosi a sperimentare il tema dell’housing sociale nella città manfreda.  
«Parlare di housing sociale – conclude il direttore provinciale – vuol dire smarcarsi dai concetti di case popolari del passato perché è un modo diverso di progettare l’abitare, è una pratica nuova e virtuosa di cui il territorio ha estremamente bisogno. Gli interventi futuri, di nuova costruzione o di ristrutturazione di edifici già esistenti, devono necessariamente tenere conto dei cambiamenti della nostra società e non possono prescindere da valori come l’inclusione sociale, la qualità a prezzo accessibile, il rispetto dell’ambiente e il risparmio energetico».

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