«Sono ormai passati 25 anni da quando Giovanni Paolo II a Faenza, alla cooperativa Paf, lanciò un messaggio ai cooperatori e sulla cooperazione destinato a lasciare una traccia», con queste parole Everardo Minardi, presidente Fondazione Dalle Fabbriche, ha dato via al convegno dedicato alla visita faentina di Papa Wojtyla.
A prendere parte all’incontro un pubblico attento e commosso, che ha ascoltato con partecipazione le parole del Sindaco Giovanni Malpezzi, di Mons. Claudio Stagni, vescovo della diocesi di Faenza-Modigliana, di Alessandro Azzi, presidente Federasse, e di Giuliano Poletti in rappresentanza dell’Alleanza delle cooperative italiane.
«La lezione che Papa Wojtyla ci ha lasciato – ha affermato Malpezzi – è una vera sfida culturale per i cooperatori e per tutte le persone: in un mercato del lavoro sempre più orientato a logiche di profitto è importante non dimenticare che la produzione è per l’uomo e non viceversa.»
Il presidente di Federasse ha voluto ricordare il ruolo che giocarono le Casse rurali nella nascita della cooperazione del territorio e ciò che ancora oggi le differenzia dagli altri istituti di credito:
«I nostri istituti – ha evidenziato Azzi – mettono al centro delle proprie strategie la persona. Le Casse rurali, che nel 1993 cambiarono denominazione in Banche di credito cooperativo, erano e sono tutt’oggi soggetti finanziari composti da persone che hanno come finalità non tanto la massimizzazione del profitto, ma il servizio alle persone nell’esercizio di una attività cooperativa, mutualistica e localistica.»
Il mondo della cooperazione è stato rappresentato in maniera unitaria, proprio come 25 anni fa durante la visita pastorale, dall’Alleanza delle cooperative italiane, nella persona di Giuliano Poletti:
«Ricordare le parole di Giovanni Paolo II – ha asserito Poletti – significa riconoscere il grande peso e il grande valore che quel discorso ebbe nei confronti dell’idea cooperativa e il fatto di poterlo ricordare oggi, nello stesso anno in cui si è costituita l’Aci, significa avere ascoltato quel messaggio e aver cercato di produrre le condizioni affinché i cooperatori possano al meglio continuare a dare il loro contributo a questa società. Pensiamo che davvero in questo modo unitario si possa fare un passo avanti e le organizzazioni ravennati confermano ancora una volta la loro attitudine a lavorare insieme.»
Ilaria Florio
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