Nelle ultime settimane si sono registrate importanti evoluzioni nell’àmbito del dibattito sulla riforma della Pac con la pubblicazione della proposta di relazione del Parlamento europeo affidata all’onorevole Albert Dess ed incentrata sul tema “La Pac verso il 2020: rispondere alle future sfide dell’alimentazione, delle risorse naturali e del territorio”.
A Bruxelles il Consiglio Agricoltura ha poi approvato il testo con le conclusioni della Presidenza sulla riforma della Pac post 2013 che recepisce alcune delle richieste avanzate dalle organizzazioni agricole e dai lavoratori italiani. Per fare il punto su questo importante tema abbiamo rivolto alcune domande a Maurizio Gardini, presidente nazionale di Fedagri / Confcooperative e di Conserve Italia, leader europeo nell’ortofrutta trasformata.
Presidente, molti parlamentari europei e diversi esperti in materia hanno giudicato la relazione Dess imprecisa, confusa e contradditoria. Qual è il suo parere in proposito e quali sono, secondo lei e la cooperazione che rappresenta, le modifiche necessarie?
«Senza dubbio la relazione presentata dall’onorevole Dess richiede alcune modifiche. A tale proposito, il 14 marzo, a nome delle centrali cooperative italiane Fedagri/Confcooperative, Legacoop Agroalimentare ed Agci Agrital, ho presentato al presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale Paolo De Castro le correzioni che vorremmo fossero apportate. Le nostre richieste sono orientate ad ottenere un’agricoltura competitiva basata sul modello dell’aggregazione dell’offerta e su una premialità più attenta alle aziende condotte dai giovani che intendono intraprendere percorsi cooperativi o di fusione aziendale per affrontare in maniera incisiva due tra i più importanti problemi che affliggono l’agricoltura europea: il ricambio generazionale e le ridotte dimensioni aziendali.»
Pochi giorni dopo il vostro incontro con il presidente della Commissione agricoltura Paolo de Castro, la Presidenza del Consiglio Agricolo ha approvato le conclusioni sulla riforma della Pac post 2013. Qual è il giudizio della cooperazione agroalimentare su questo documento?
«La cooperazione italiana ha accolto con moderata soddisfazione le conclusioni del Consiglio Agricolo della Ue. Fedagri / Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital rilevano infatti che, seppur siano stati compiuti alcuni passi avanti rispetto alla Comunicazione della Commissione ufficializzata il 18 novembre scorso, le conclusioni della Presidenza mostrano posizioni degli Stati membri ancora poco innovative e modernizzanti.»
A che cosa si riferisce in particolare?
«Manca il coraggio di cambiare e di innovare la nostra Politica agricola, soprattutto in materia di misure di mercato che, si legge nelle conclusioni, necessiterebbero soltanto di procedure più semplici e veloci.»
Quali sono invece gli elementi più soddisfacenti?
«Dobbiamo dare atto alla Presidenza Ue di aver precisato importanti principi come la contrarietà a introdurre massimali nell’erogazione di aiuti alle grandi aziende (il cosiddetto capping), la necessità di un passaggio graduale nel superamento del criterio storico aziendale e ancora la richiesta di introdurre una premialità specifica per alcuni settori che verranno ritenuti strategici. Inoltre, è ben sottolineata l’esigenza di razionalizzare la spesa per la Pac attraverso una qualificazione dei beneficiari finali, dando facoltà agli Stati membri di definire quali saranno gli agricoltori cosiddetti “attivi” che potranno accedere al sostegno comunitario. Una modalità che guardiamo con favore perché consentirebbe all’Italia di eliminare gettiti di denaro pubblico scarsamente efficaci e di concentrare risorse sull’aggregazione ad esempio mettendo a disposizione dei sistemi organizzati fondi per la gestione dell’offerta e per la tutela del reddito che servirebbero a cofinanziare assicurazioni o fondi mutualistici.»
Un’ultima domanda, presidente. Qual è il vostro giudizio sul passaggio in cui la Presidenza riconosce lo sforzo che si sta facendo nel settore lattiero per introdurre nuovi modelli di gestione del prodotto basati sulle organizzazioni dei produttori (Op) chiedendo che questo sistema possa essere esteso anche ad altri settori?
«In questo caso, pur apprezzando il principio di porre le Op al centro della Pac, dobbiamo riscontrare che il modello così come prospettato per il latte non consente una reale gestione del prodotto e dell’offerta da parte dei produttori aggregati. Le Op proposte in quel settore hanno il controverso compito di concludere contratti tra la produzione e la fase di raccolta senza però avere effettivamente la disponibilità del prodotto. In pratica le Op sarebbero mere rappresentanze di interessi e non soggetti commerciali.»
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