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Confcooperative Emilia-Romagna

(Bologna, 13 Gennaio 2011). “Il Presidente dell’Unci, Paolo Gallinoni, continua a utilizzare argomenti risibili per giustificare il dumping contrattuale della sua organizzazione”: è questo il giudizio espresso da Daniele Passini, presidente di Federlavoro/Confcooperative Emilia Romagna.
L’Unci, associazione cooperativa da alcuni anni entrata nell’orbita della Coldiretti, se non addirittura controllata da questa organizzazione, per giustificare i propri contratti sostiene che sono depositati al Cnel. “Ma il deposito al Cnel – prosegue Passini – costituisce soltanto un atto amministrativo che non comporta alcuna validazione e ha il costo del francobollo per la raccomandata”. A questo proposito, infatti, solo pochi mesi fa il Tribunale di Torino ha bollato il contratto Unci,  regolarmente depositato, come non rispettoso dell’articolo 36 della Costituzione che garantisce ai lavoratori una retribuzione dignitosa e proporzionata al lavoro svolto.
“I dirigenti Unci – sottolinea Daniele Passini – dichiarano pubblicamente che siglano contratti così bassi per assicurarsi gli appalti pubblici e privati ma è evidente che questo comportamento determina una concorrenza sleale”. Nel mondo del lavoro non esiste soltanto il problema della rappresentanza tanto dibattuto in questi giorni per il caso Fiat-Fiom. La maggioranza delle aziende italiane, quelle sane, richiedono, anzi esigono, nuove regole per tagliare le ali alla concorrenza sleale e al lavoro irregolare che imperversa soprattutto in questi momenti di crisi.
Pertanto Confcooperative chiede alle Istituzioni, agli Organi di Vigilanza e alle Organizzazioni sindacali di impegnarsi su questo fronte insieme alle Organizzazioni Imprenditoriali sane. Da una parte è necessario studiare le possibili forme di contrasto, anche legislativo, a questi fenomeni. E Confcooperative è disponibile a partecipare a iniziative di questo tipo se saranno promosse anche a livello istituzionale. Dall’altra occorre ripensare le politiche e l’azione sindacale. È necessario cioè che i sindacati, e in particolare la Cgil alla luce del caso arrivato questi giorni sulla stampa, si rendano conto che sottoscrivere buoni contratti non basta: è necessario che siano applicabili e che ci sia un impegno costante per farli realmente applicare.
“L’autenticità delle cooperative – conclude Passini – si misura fondamentalmente anche dall’applicazione di contratti sottoscritti dalle parti sociali più rappresentative. Se il rapporto tra Unci/Coldiretti nasce su questi presupposti di dumping contrattuale, come direbbe il saggio, la buona e autentica cooperazione si vede dal mattino, e in questo caso l’alba è sempre più buia”.

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