1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (Nessun voto)
Loading ... Loading ...

L’idea di dare vita ad una Cassa Rurale a Faenza nacque nel 1954 in seno all’organizzazione dei Coltivatori Diretti della quale io facevo parte.
Faenza era una delle poche città del comprensorio nella quale questo tipo di istituto non esisteva e quindi si sentiva molto l’esigenza di una banca che ci consentisse di ricorrere al credito a condizioni più agevolate di quelle praticate dalle altre banche sul territorio. Inoltre si sentiva il bisogno di recuperare il ruolo che avevano avuto i cattolici fin dall’inizio del secolo nel combattere l’usura e migliorare le condizioni economiche dei lavoratori.
Demmo dunque vita ad una cooperativa che immediatamente si attivò per ottenere la necessaria autorizzazione da parte della Banca d’Italia all’apertura della Cassa Rurale e Artigiana. L’iter non fu né semplice né rapido per via degli ostacoli imposti dalla burocrazia, ma alla fine con la nostra tenacia e l’interessamento di molti, fra cui l’on. Zaccagnini, giungemmo al gran giorno della costituzione davanti al notaio.
Era il 3 luglio 1955. Alla presenza del notaio, l’assemblea dei soci fondatori fu convocata nell’allora sede della Coltivatori Diretti in Corso Mazzini. Eravamo in 39: 28 coltivatori diretti, 7 agricoltori, 1 agronomo, 1 agente di campagna, 1 veterinario, 1 artigiano. Ci fu subito un grave contrattempo che rischiò di fare rimandare tutto ad altra data. Il notaio chiese, non ricordo a quale titolo, il versamento di una cifra che nonostante la disponibilità di tutti i presenti non poté essere raggiunta sul posto. Ma io non mi persi d’animo e, ottenuta la sospensione dell’atto per qualche decina di minuti, mi recai nella vicina piazza del Popolo dove un mio zio gestiva la Macelleria Caroli.
Non fu facile convincere lo zio a prestarmi la somma necessaria perché si trattava di oltre 100mila lire, una cifra a quei tempi veramente considerevole. Ma poi garantii personalmente, tutto andò per il meglio e col tempo gli restituii la somma. Alla luce di questo fatto, in un certo senso, si può dire che la nostra Cassa Rurale è nata anche coi debiti contratti dal sottoscritto.
Gli inizi dunque non furono facilissimi; ma presto arrivarono i primi risultati e trasferimmo la sede in Piazza della Libertà in un piccolo locale in affitto al primo piano a pochi passi dall’attuale sede. Fummo subito oggetto dell’ironia dei cittadini che, con una buona dose di sufficienza, ci chiamavano ‘la banca del grillo’, ‘la banca del solfato’ o più semplicemente ‘la banchina’; un termine quest’ultimo che, per una sua connotazione in fondo tutto sommato affettiva, alcuni, non più giovanissimi, usano ancora.
La contabilità della banca consisteva allora in un semplice quaderno con le colonne del DARE e dell’AVERE, tenuto da un ragioniere in pensione del Credito Romagnolo. Non avevamo la cassaforte ed al termine della giornata il nostro ragioniere, da solo o scortato da uno di noi, portava il denaro in una cassetta di sicurezza presso la sede del vicino Credito Romagnolo. E questo durò parecchi mesi.
Malgrado tutto questo, giorno dopo giorno, aumentavano i soci ed i depositi. Col tempo anche i dipendenti sono cresciuti, per arrivare agli oltre 450 di oggi. A proposito di risultati raggiunti, ricordo che avevamo deciso fra di noi di uscire a mangiare una pizza, in segno di festa, al raggiungimento di ogni milione di lire di nuovi depositi. L’iniziativa durò però solo pochi mesi, perché, fortunatamente, la condizione cominciò a verificarsi con tale frequenza che non fu più possibile continuare. Nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare che non tanto tempo dopo saremmo diventati la prima banca di credito cooperativo del comprensorio e una tra le prime a livello nazionale.
Le cause di questa affermazione sono state molteplici. Innanzi tutto l’avere creato uno strumento indispensabile come una banca amica in un periodo molto favorevole alla cooperazione. Poi il serio operare della direzione e le sue valide iniziative, la trasparenza, la convenienza, le scelte indovinate, la fortuna di avere presidenti e direttori capaci sotto tutti gli aspetti. In particolare voglio ricordare il compianto Giovanni Dalle Fabbriche al quale, non solo la banca ma tutto il movimento cooperativo, deve tantissima gratitudine. Poi sono seguiti i cambiamenti di sede, il loro ampliamento, le fusioni con altre casse rurali…
C’è stato anche qualche momento di crisi; quello peggiore che io ricordi fu al tempo della crisi dell’OMSA. L’abbandono del vecchio proprietario aveva lasciato sul lastrico centinaia di operai. Noi fummo l’unica banca che accettò di fare un prestito ai lavoratori perché la fabbrica potesse continuare a produrre. Il rischio era altissimo: la Banca d’Italia aveva classificato il prestito come ‘incauto credito’, in quanto privo di qualsiasi garanzia, e saremmo potuti andare incontro a conseguenze anche di ordine penale. Passammo mesi non proprio tranquilli finché tutto si risolse per il meglio ed il nuovo proprietario dello stabilimento ci rimborsò la somma prestata.
Se dovessi fare un bilancio del ruolo che io e gli altri soci fondatori abbiamo avuto in questa esperienza, direi che sicuramente ognuno di noi rifarebbe quello che ha fatto, se non altro alla luce dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Adesso come allora il Credito Cooperativo è un elemento indispensabile per lo sviluppo, non più solo per gli agricoltori e gli artigiani, ma per tutte le famiglie e tutta la città. E questo vale per il sistema cooperativo nel suo complesso: a riprova basti osservare l’enorme incidenza economica che rivestono gli insediamenti cooperativi che operano e prosperano nel nostro territorio.

Dott. Antonio Solaroli

flavia dice:
25 settembre 2011 - 20:14

Ci fossero ancora delle persone che per aiutarsi e aiutare prende dei rischi senza guadagnarci nell’immediato.
Adesso non sarebbe successo. Oggi il “dio” denaro vale tutto e più di tutto anche della vita stessa
Siamo messi male. Speriamo che le nuove generazioni abbiamo più voglia di rimprendersi la vita in mano.

RSS feed dei commenti a questo articolo.
TrackBack URL


Lascia un commento: