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Rossano Bezzi, presidente di Federlavoro e Servizi, parla di questo particolare settore della new economy

Il tema è di estrema attualità e ogni giorno cittadini, imprese e amministratori sono sottoposti al pressante problema del risparmio energetico e della salvaguardia dell’ambiente e, proprio per approfondire la delicata questione, recentemente l’Unione provinciale di Confcooperative ha dedicato una puntata di «Cultura Cooperativa» (quindicinale di informazione cooperativa in onda il sabato sera su Teleromagna) al tema dell’energia alternativa da fonti rinnovabili esaminandone approfonditamente disciplina giuridica e aspetti economici e sociali.
Ad oggi la maggior parte delle cooperative che hanno deciso di crescere attraverso la produzione di energia elettrica da fonti alternative appartiene a Federlavoro e Servizi e il presidente, Rossano Bezzi, ci spiega qual è il ruolo dell’Unione provinciale in questo complesso momento storico e economico.
Presidente Bezzi, oggi si parla molto di energia alternativa, ma tanti guardano ancora queste nuove possibilità con un po’ di scetticismo. Confcooperative può aiutare a fare chiarezza?
«Certamente. Non a caso l’Unione di Ravenna nell’avviare un ciclo di trasmissioni volte a divulgare messaggi e valori cooperativi ha scelto di trattare l’argomento delle nuove energie. Confcooperative può fare molto e l’ha dimostrato decidendo di aiutare i cooperatori attraverso l’informazione.»
Cosa intende dire?
«Che la presenza in trasmissione del vicepresidente Sauro Bettoli, dell’assessore provinciale all’Ambiente Andrea Mengozzi e del ricercatore universitario Leonardo Setti è stata molto utile per dare un respiro globale alla discussione e per fornire ai telespettatori e, in particolare, ai cooperatori molti elementi utili per conoscere e comprendere queste nuove tecnologie.»
È d’accordo con il vicepresidente Bettoli quando afferma che l’Unione deve “tenere per mano” le cooperative?
«Il punto è proprio questo. Il ruolo e l’impegno di Confcooperative deve essere quello di accompagnare le cooperative, in particolare le ‘neofite’ del settore, fornendogli tutta l’assistenza affinché un gruppo di ragazzi, un gruppo di ingegneri, possa concretizzarsi in impresa cooperativa. È nostro compito indirizzare ed elaborare la struttura che dovrà cimentarsi in nuovi mercati.»
Crede che la cooperazione rappresenti un “valore aggiunto” in questo campo?
«Una specificità di Confcooperative che trova riscontro e conferma anche in questo nuovo settore è data dal fatto che si riconoscono nella stessa organizzazione imprese cooperative di spessore nazionale e internazionale come Caviro ed imprese di giovani ragazzi che hanno dato vita, negli ultimi anni, a nuove iniziative aprendo una sfida con sè stessi e con il mercato globale quali la cooperativa Impronte, RES, Bagnacavallo Energia, Cà Lunga, Faenza Energia, Cofra Energy. Per questo possiamo affermare con soddisfazione che attraverso la forma cooperativa è possibile misurarsi con questo nuovo settore che proprio nel nostro mondo trova terreno fertile: basti pensare allo stretto legame che intercorre fra le imprese agricole, che rappresentano la base del movimento cooperativo, e gli impianti a biomasse o l’installazione di impianti fotovoltaici.»
L’Unione quindi ha il ruolo fondamentale di coordinare tutti questi fattori?
«Come ho già detto uno dei compiti di Confcooperative è proprio quello di dare il giusto indirizzo e la giusta guida in un momento in cui non si deve solo ‘cavalcare l’onda’ ma si deve obbligatoriamente cercare di creare delle condizioni che durino nel tempo e che creino sviluppo e nuove opportunità di lavoro. Questo è il vero senso della cooperazione.»
Cosa mi dice dei dati che l’assessore Mengozzi ha presentato nel corso della trasmissione sulle rinnovabili?
«L’assessore provinciale all’Ambiente ha riportato dati davvero esaltanti per la provincia di Ravenna. La nostra regione, tra l’altro, è una delle poche che rientra nelle norme europee che impongono percentuali di produzione di energia elettrica da fonti alternative che il nostro Paese ancora non possiede.»
Cosa significa secondo lei?
«Che se vi è una predisposizione territoriale e se vi è una sensibilità e una vivacità delle imprese, a cominciare da quelle aderenti a Confcooperative, è necessario coltivarla e far sì che possa ulteriormente svilupparsi dando voce alle intelligenze dei nostri giovani per il miglioramento dell’ambiente che ci circonda e sfruttando così tutta la forza energetica che madre natura, in particolare attraverso il sole, ci fornisce. Questo fa parte del nostro mondo e in questo ci impegneremo per sviluppare ulteriormente la presenza delle nostre imprese nel settore.»

Mabel Altini

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