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Opera in un contesto unico, ma elementi come formazione, ricerca e coinvolgimento del socio sono ‘esportabili’

Una delegazione di funzionari e di dirigenti delle tre provincie romagnole di Ravenna, Forlì Cesena e Rimini si è recata recentemente in Spagna, a Mondragon, per un viaggio di studio presso una realtà unica nel campo dell’imprenditoria cooperativa. L’iniziativa è stata organizzata da Cristina Frega, responsabile Irecoop E.R., sezione di Ravenna:
«Il progetto di formazione realizzato prevedeva  una prima fase, che si è tenuta in aula nei tre capoluoghi sul tema della rappresentanza e delle opportunità del ‘fare rete’; ne è seguita un’altra consistente in un viaggio di studio, dal 21 al 23 luglio, a Mondragon, nel centro della regione basca, in Spagna.»
«Il viaggio – spiega Cristina Frega – è stato finanziato da Fon-Coop ed ha avuto quella méta spagnola, perché a Mondragon esiste da anni una realtà cooperativa molto interessante, il ‘Gruppo Cooperativo’, un pool di 120 cooperative nel quale operano 100.000 lavoratori.»
Per comprendere meglio questa interessante realtà, abbiamo chiesto ad Andrea Pazzi, direttore di Confcooperative Ravenna, di illustrarci la storia e le caratteristiche del ‘Gruppo Cooperativo’ di Mondragon:
«L’esperienza cooperativa di Mondragon è veramente particolare e per questo motivo è oggetto di visite e di attenzioni da parte di moltissimi cooperatori provenienti da ogni parte del mondo. Questo modello cooperativo è sorto nel secondo dopoguerra, in un quadro storico che vedeva intrinsecarsi tre elementi presenti sul territorio in quel momento: il regime franchista, le spinte autonomistiche basche con la conseguente coesione etnica, linguistica e sociale e l’estrema povertà, in quanto zona montagnosa lontana dalla costa.»
Quale fu la scintilla che fece nascere il progetto?
«L’iniziativa nacque da un sacerdote che pensò, in primis, alla formazione dei giovani, aprendo un piccolo Centro di formazione professionale. Da qui nacquero le prime cooperative ed una prima piccola industria per la produzione di elettrodomestici. Col tempo si moltiplicarono e furono affiancate da una banca e da una mutua, anch’esse rigorosamente in forma cooperativa. E grazie ad una legislazione speciale della regione basca, i lavoratori versavano i contributi a questa mutua.»
«Su questi elementi cardine – continua Pazzi – si sono sviluppate varie cooperative industriali: oggi il Gruppo comprende 120 strutture, delle quali l’80% legate all’industria, con 100.000 lavoratori, la maggior parte dei quali soci delle cooperative. Il fatturato è molto elevato, 16.000 mln. di Euro, e rappresenta una parte strategica dell’economia della regione. Humanity at work è il loro slogan perché si basano sul coinvolgimento dei soci lavoratori, sulla responsabilità sociale dell’impresa e sull’innovazione e la formazione.»
Queste ultime sembrano la vera risorsa del Gruppo:
«E’ proprio così: hanno una loro università ed investono moltissimo sui giovani, sulla formazione e sulla ricerca; alcune cooperative fanno solo ricerca avanzata…»
E il socio partecipa direttamente alla vita della sua cooperativa…
«Si tratta di un coinvolgimento molto forte ed anche noi, che viviamo in un territorio dove la cooperazione è molto sviluppata, potremmo comunque trovare elementi interessanti. La ‘quota d’ingresso’ del socio in una qualunque cooperativa del Gruppo assomma a circa 14.000 Euro, pagabili in rate pluriennali, che garantiscono l’impegno diretto del socio e lo stimolo ad operare con continuità, con meccanismi che gli permettono di partecipare alla conduzione della cooperativa.»
Per esempio…
«Possono seguire giornalmente, attraverso tabelle ed altri sistemi, l’andamento economico del Gruppo, della loro cooperativa, del loro reparto e del loro gruppo di lavoro.»
La crisi ha colpito a Mondragon?
«Soprattutto in determinati settori industriali hanno risentito del calo degli ordini, però il Gruppo al suo  interno riesce a garantire la mobilità mediante un ufficio centralizzato unico che si occupa quotidianamente di riassegnare il lavoro, a chi lo ha perso, all’interno delle 120 cooperative. Statisticamente, per ora, le loro maestranze non hanno subito più di 5/6 giorni di allontanamento dal lavoro.»
Sembra una situazione irripetibile per ogni altra regione del mondo…
«Il contesto è certamente unico, però ritengo che elementi come la formazione, la ricerca e il coinvolgimento del socio lavoratore siano molto significativi ed alcune loro metodiche applicative potrebbero essere ‘esportate’. C’è anche il rovescio della medaglia: essendo un vero e proprio ‘Gruppo Cooperativo’, le varie cooperative a Mondragon devono sottostare alle linee guida del CDA del ‘Gruppo’. Queste esperienze sono importanti da conoscere e ci servono per mutuare e riprodurre quegli elementi positivi che possono arricchire la nostra attività.»
Per concludere, sentiamo il commento di Giuseppe Tubertini, direttore di Confcooperative Bologna, che ha partecipato al viaggio di studio:
«La visita a Mondragon ci ha permesso di conoscere una realtà particolare, in un contesto culturale e sociale non riproducibile. Non è possibile ipotizzare l’evoluzione futura di quella realtà, ma, come già messo in luce da Andrea Pazzi, concordo sul fatto che alcuni aspetti della loro organizzazione potrebbero essere adottati da noi per risolvere vari problemi. Inoltre, una volta superata da noi la questione delle Centrali cooperative differenziate, forse sarebbe possibile attuare progetti sinergici, nuove filiere e collaborazioni intersettoriali, che si avvicinerebbero di molto alla splendida realtà che abbiamo potuto toccare con mano a Mondragon.»

Giovanni Raggi

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