È in pieno svolgimento la campagna ortofrutticola estiva e l’attenzione di tutto il mondo agricolo è puntata sull’andamento del mercato. Dopo il disastroso crollo dei prezzi dell’estate 2009, numerose sono state le volontà di porre rimedio ad una situazione che mette in serio pericolo la sopravvivenza delle imprese agricole. Facciamo il punto della situazione con il presidente di Confcooperative Ravenna, Raffaele Gordini e con il responsabile nazionale del settore ortofrutta di Fedagri, Davide Vernocchi.
«È importante che a livello comunitario - spiega Gordini - si definisca un accordo quadro con la distribuzione affinché promuova con chiarezza l’origine delle produzioni, i tempi di pagamento e l’eliminazione del ‘sottocosto’, in quanto le iniziative in questo senso, pur lodevoli, della regione E.R. intraprese nel 2009 hanno dato risultati modesti. Il nostro prodotto è destinato in larga maggioranza ad un mercato nazionale ed europeo e solo in parte regionale, perciò iniziative locali non vengono ad avere molto peso specifico.»
«È stato definito quest’anno in Francia un accordo volontario, patrocinato dal presidente Sarkozy, fra la principale organizzazione agricola francese e la Grande Distribuzione. - ci riferisce Vernocchi - L’accordo prevede che, in caso di crollo dei prezzi in particolari momenti del mercato, quando cioè il prezzo pagato al produttore risulti «significativamente inferiore» alla media degli anni precedenti, i distributori si impegnano a non aumentare il loro margine lordo sul prodotto in questione. L’idea è che il ribasso dei corsi vada a vantaggio dei consumatori e stimoli la domanda. L’intervento del Presidente in persona dimostra quanto la politica di quel Paese sia attenta alle problematiche del mondo agricolo e se da un lato gli stessi produttori hanno delle perplessità sugli effetti dell’accordo – si conosceranno solo a fine campagna, con l’auspicio di non averne necessità – ciò non esclude che anche in Italia dobbiamo preoccuparci di portare avanti iniziative simili.»
«Anche in Italia le organizzazioni professionali - chiarisce Gordini - già da tempo chiedono di stilare un accordo di quel genere, ma fino ad ora la GDO si è defilata; noi chiediamo con forza ai politici, e per primo al Ministro delle Politiche Agricole, di attivarsi per promuovere un’iniziativa che tuteli i produttori almeno sotto il profilo dei puri ‘costi’ per scongiurare che gli impianti siano estirpati con conseguenze irreparabili sull’occupazione e sull’indotto.»
«Le iniziative che qualche organizzazione professionale - continua Gordini - ha intrapreso in questi giorni per difendere il made in Italy sono significative ma non risolutive. Pertanto, pur nel rispetto delle regole, senza strumentalizzazioni, oltre alle azioni dimostrative occorre far convergere le volontà sui veri nodi da sciogliere per ridare valore alle imprese agricole. Confcooperative è pronta e disponibile ad affrontare le azioni da intraprendere per dare risposte concrete ai soci delle proprie cooperative.»
«Inoltre - prosegue Vernocchi - si parla sempre di Grande Distribuzione; ma sarebbe meglio parlare di Distribuzione, perché se in Europa la prima pesa per oltre l’80% del mercato, in Italia raggiunge al massimo il 50%. Il resto è mercato tradizionale, dove il rispetto delle norme di commercializzazione deve essere controllato: piccolo negozio, mercati rionali, farmer market. Se ci sono delle regole queste devono valere per tutti.»
«Vorrei aggiungere due considerazioni: - avverte Vernocchi - in primo luogo bisogna avere garanzie che il prodotto venga presentato sui banchi di vendita in maniera adeguata, in modo che conservi tutte le sue caratteristiche organolettiche. Il futuro dell’ortofrutta deperibile è nell’abitudine al consumo, partendo dai giovani: se diamo loro occasione di gustare frutti che hanno perso le loro caratteristiche di freschezza e sapore, difficilmente vorranno ripetere l’esperienza. In secondo luogo faccio presente la ‘scandalosa’ speculazione operata nel 2009 dalla Distribuzione: da fonti Nomisma, il prezzo al consumo è calato nello scorso anno solo del 2%, mentre quello riconosciuto al produttore è più che dimezzato, fino ad arrivare ai famosi 15/20 centesimi al kg.»
«E qui veniamo all’altro grande tema che sta a cuore agli agricoltori - aggiunge Vernocchi - quello dell’’assicurazione’ del reddito, di fronte a disastrosi eventi atmosferici che, in certi casi, annullano completamente la produzione di tante aziende. E’ un tema annoso e delicato, anche perché sul piano delle risorse è ancora una volta a rischio il contributo di 50 milioni di Euro destinato al Fondo di Solidarietà per il 2010: occorre trovare soluzioni che consentano all’imprenditore di conoscere ad inizio campagna – e non oltre la raccolta – quale è il costo a cui dovrà far fronte, in quanto gli imprenditori agricoli non possono investire in qualità e nel rinnovo varietale quando sono minacciati da un lato dal crollo del mercato e dall’altro dagli eventi calamitosi. E’ un ulteriore impegno verso il quale tutto il mondo agricolo, nessuno escluso, si deve spendere.»
«In questo contesto - è il messaggio di Gordini – all’agricoltura oggi servono poche linee guida, pochi punti chiari e condivisi e portati avanti da tutti in maniera sinergica: in Italia abbiamo quattro Organizzazioni Professionali, tre Centrali Cooperative (più una di cui non si conosce il programma) che purtroppo proprio in questo momento fanno a gara per evidenziare le distintività piuttosto che portare a sintesi le progettualità necessarie ad uscire dalla crisi. Nel nostro Paese l’agricoltura necessita invece di unità d’intenti, le iniziative devono essere portate avanti da tutti gli attori del settore; solo così si potranno convincere il Governo e tutte le Istituzioni a sostenere con appositi atti l’economia agricola del nostro Paese. Questa è la proposta operativa di Confcooperative e della sua Federazione Agricola.»
Giovanni Raggi
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