Il ruolo dell’Europa, considerata quale entità politica omogenea, è fondamentale a livello sia internazionale sia statale e i riflessi che le scelte prese a livello centrale hanno sulla vita degli Stati membri e, di conseguenza su tutti i cittadini, aumentano ogni giorno di più.
Antonio Buzzi, responsabile dell’Area sociale di Confcooperative Ravenna, spiega cos’è l’Europa per la cooperazione e cosa si può fare per proiettare a livello centrale le politiche di solidarietà e partecipazione che questo modello d’impresa porta con sé.
Che cosa vuol dire Unione Europea oggi?
«Unione Europea oggi significa quotidianità perché sono in continuo aumento le decisioni prese a livello europeo che influiscono direttamente sulla vita delle persone e delle imprese. Credo che proprio per questo anche le cooperative debbano prendere coscienza di questa dimensione e preoccuparsi di sfruttare al meglio le proprie rappresentanze a Bruxelles.»
Che cosa intende dire?
«Voglio dire che devono fare sentire la propria voce attraverso i soggetti che, accanto alle rappresentanze istituzionali, industriali e artigiane, contribuiscono a prendere decisioni determinanti.»
Confcooperative ha un proprio rappresentante europeo?
«Certo. Confcooperative ha da tempo un ufficio a Bruxelles, il cui referente è Enzo Pizzini, che si occupa di interloquire con le diverse commissioni per garantire un’adeguata rappresentatività del movimento cooperativo.»
Che cosa significa la parola «cooperazione» in Europa?
«Il modello cooperativo rappresenta ovunque un modo di vivere l’attività di impresa del tutto particolare e alternativo rispetto al modello capitalistico perché mette “la persona al centro”. Pur essendo però un sistema presente nella maggior parte degli stati più evoluti, in nessun altro posto vi è stata un’evoluzione di questo modello paragonabile a quella avvenuta in Italia e, in particolare, in Emilia Romagna che si può dire essere davvero un unicum a livello mondiale.»
L’Emilia Romagna è uno dei territori più ricchi in Italia, questo ha qualche legame con lo sviluppo massiccio dell’impresa cooperativa?
«Direi proprio di sì. Non credo che sia un caso che la nostra regione rappresenti uno dei territori più ricchi d’Italia e dell’intera Unione Europea. In particolare poi l’Emilia Romagna è anche il paese nel quale la ricchezza è maggiormente distribuita e quindi la disparità tra le fasce più ricche e più povere della popolazione è più contenuta. Non ho alcun dubbio che questo risultato sia in qualche modo influenzato dal movimento cooperativo locale che fa della partecipazione democratica il proprio pilastro fondativo.»
Perché è importante portare il modello cooperativo in Europa?
«È necessario far conoscere all’Unione Europea la particolarità e l’importanza di questo modello di impresa perché rappresenta anche uno strumento fondamentale per promuovere sviluppo sostenibile e coesione sociale ovunque e, in particolare, nei Paesi di nuova adesione. Inoltre una peculiarità tipicamente italiana è la scelta di una rappresentatività del sistema trasversale ai diversi settori produttivi: se infatti negli altri Paesi le esperienze di imprese cooperative sono aggregate per singoli distretti produttivi (banche di credito cooperativo tedesche, cooperative agricole francesi ecc…) in Italia esiste un punto di riferimento centrale che raccoglie tutte le forme di cooperazione.»
Come si può valorizzare questo elemento distintivo?
«L’intersettorialità è una risorsa perché può far sì che gli interessi dei propri soci siano curati in modo globale. In questa direzione Confcooperative ha deciso di sperimentare alcuni strumenti innovativi che vogliono evidenziare l’opportunità per le persone di diventare “soci di un sistema”.»
In che modo?
«Valorizzando i vantaggi che un cooperatore può avere grazie ad attività che l’insieme delle cooperative può organizzare a suo vantaggio: le cooperative agricole per l’alimentazione e la salute, le cooperative di abitazione per formare una famiglia e crescere, le cooperative di servizi per avere un sistema che si preoccupa dei bisogni della persona, le cooperative di credito per risparmiare e investire, le cooperative culturali per migliorare, le cooperative di produzione lavoro per sapere sempre dove andare. Senza dimenticare le mutue e le assicurazioni cooperative per proteggere la propria vita e la propria famiglia.»
Mabel Altini
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