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In occasione dell’Assemblea elettiva dell’organizzazione svoltasi a Roma il 23 e 24 marzo

«La politica e il paese devono conoscere lo stato di reale disagio dei produttori e dell’agricoltura, poiché c’è il rischio di compromettere la sicurezza alimentare e la coesione sociale. I consumatori che acquistano i prodotti alimentari non sanno nulla di quanto realmente arrivi nelle tasche dei produttori e ignorano la situazione di difficoltà in cui versano migliaia di imprenditori agricoli che non sono più in grado di programmare presente e futuro delle proprie aziende e delle proprie attività.»
Lo ha affermato il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini nel corso della sua relazione all’Assemblea elettiva della organizzazione svoltasi a Roma il 23 e 24 marzo alla presenza del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Maurizio Sacconi, del Sottosegretario alle Politiche Agricole on. Antonio Buonfiglio e del presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro.
Riconfermato per acclamazione alla presidenza della Federazione dall’Assemblea dei soci, che ha visto la partecipazione di oltre 300 cooperatori in rappresentanza delle 3.532 cooperative aderenti, Gardini ha sottolineato che l’opinione pubblica non è al corrente di quanto sia in sofferenza il comparto agricolo perché non esiste una vera informazione che porti alla luce i problemi reali degli agricoltori, ma si tende piuttosto a privilegiare una gestione estemporanea di taluni momenti di comunicazione, per lo più focalizzati in maniera dogmatica su messaggi quali il valore del made in Italy o l’etichettatura d’origine. Se l’opinione pubblica non conosce la verità del settore agricolo, secondo Gardini parte della responsabilità è anche delle organizzazioni professionali, che non sanno più rendersi interpreti delle reali esigenze degli agricoltori.
Il presidente ha poi ricordato che a fronte di questo scenario generale sfavorevole le cooperative agroalimentari hanno retto bene alla grande trasformazione registrata negli ultimi anni e Fedagri ha così pienamente raggiunto l’obiettivo che si era posta nel 2004 di alimentare e favorire un processo di concentrazione delle imprese: dal 2003 al 2009 si è registrato un 8,2% in meno delle cooperative aderenti che ha coinciso nello stesso periodo con l’avvio di un profondo processo aggregativo con la costituzione di 25 nuovi Consorzi di secondo grado e la realizzazione di 110 fusioni societarie. Contemporaneamente, il fatturato complessivo è aumentato di circa il 28%, passando da 19,6 a 25,2 miliardi di euro, e gli occupati sono cresciuti del 2,3%, passando dai 62.376 del 2003 ai 63.817 del 2009.
Questi buoni risultati sono stati raggiunti in un periodo in cui il quadro economico generale è cambiato profondamente con una crescente competizione ed una sempre maggiore speculazione che si sommano agli effetti di una globalizzazione incontrollata.
«Fenomeni, questi, – ha dichiarato Gardini – a causa dei quali le aziende agricole oggi faticano a fare reddito e spesso non riescono nemmeno a coprire i costi di produzione. A tale proposito, bisogna valorizzare le filiera e la cooperazione vera e rimettere al centro dell’azione politica la questione agricola.»
«E proprio con l’obiettivo di rafforzare il modello cooperativo quale principale punto di riferimento per i produttori italiani – ha affermato Gardini – mi appresto a ricoprire il mandato assembleare.»
«Il mio primo impegno – ha concluso – sarà chiedere a tutte le organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo ed agroalimentare la loro disponibilità a dar vita a un tavolo di consultazione permanente per avviare un confronto fattivo con le istituzioni e la politica al fine di promuovere una radicale svolta che metta i produttori e la difesa del loro reddito al centro di un nuovo disegno di sviluppo del settore primario. La crisi congiunturale e strutturale dell’agricoltura non consente più di andare avanti in ordine sparso con battaglie solitarie sventolando la propria bandiera.»
Sul fronte commerciale, infine, è necessario aprire un confronto con la grande distribuzione e trovare un accordo su alcuni punti fondamentali, quali la maggiore trasparenza sulle operazioni di mercato e di sottocosto, il rispetto dei costi di produzione specialmente in situazioni di particolari crisi di mercato, la maggiore attenzione all’origine dei prodotti e l’applicazione dei criteri di reciprocità per le produzioni agricole importate.

G.R.

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