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L’articolo di fondo

L’andamento economico disastroso registrato nel 2009 per molti comparti, non solo agricoli, tiene ancora pesantemente banco nelle numerose occasioni di incontro e dibattito. Si registrano stati d’animo sospesi fra l’avvilimento e l’attesa fervida, ma senza certezze, nella ripresa delle quotazioni e più in generale dell’economia.
Il tema degli ammortizzatori sociali e della difesa dell’occupazione riveste il primo posto nelle attenzioni delle istituzioni, locali, nazionali ed europee.
La cooperazione, in questa occasione, ha ancora una volta compiuto le propria missione di impresa chiamata a competere sul mercato da impresa, coniugando economia, territorio e partecipazione non rincorrendo il recupero dei margini nella delocalizzazione in azioni speculative o in richieste che scaricano sul “contribuente” i momenti critici dell’impresa. Più di ogni altro il settore agricolo ha pagato pesantemente la crisi con pesantissimi bilanci in negativo.
Stride tuttavia pesantemente il grande valore creato nell’indotto (occupazione in primis) dalle imprese agricole alle prese con una produzione piena, non programmabile, ma soprattutto alla totale assenza di un quadro normativo relativo alla immissione del prodotto sul mercato, alle regole  sulle transazioni commerciali nonché ad una scarsa attenzione alle reciprocità degli scambi con i paesi extra UE che non ci consente di competere ad armi pari nei mercati globali.
In questo contesto molto cambiato, le imprese socie stanno sostenendo pesanti sacrifici dei quali si avvantaggia l’intera collettività e saranno chiamate a coraggiose scelte di reinvestimento, innovazione e miglioramento qualitativo.
Non riteniamo possibile però che il settore venga lasciato privo di misure per la competitività e in balia degli effetti distorsivi di una globalizzazione repentina e senza regole, lasciata al libero arbitrio delle parti più forti.
La politica, in sede comunitaria, deve ravvedersi da alcuni orientamenti sanciti nelle ultime riforme e le istituzioni italiane, al pari di altre che già si sono mobilitate, devono presidiare maggiormente tali contesti svolgendo a pieno il proprio ruolo di indirizzo e tutela di una economia più equa.
Le cooperative dovranno probabilmente ristrutturarsi, migliorare la propria efficienza ed investire in nuovi mercati.
Non possiamo però pensare che il settore funga da ammortizzatore sociale di larghe fette dell’economia.

 Raffaele Drei

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