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La dinamica cooperativa imolese offre servizi al mondo agricolo, ma anche ad industria, artigianato e privati

La cooperativa ‘Nuova Terra’ nacque ad Imola nell’ormai lontano 1976, su iniziativa di 10 soci costitutori, esperti agricoltori e giovani tecnici appena diplomati, accomunati dalla passione per la terra.
«Era un periodo in cui l’agricoltura soffriva di una grave crisi, tanto per cambiare, – ricorda l’attuale presidente Maurizio Sandri – ed occorreva molto coraggio per un’iniziativa del genere, ma gli ingredienti c’erano tutti; giovani entusiasti e maturi agricoltori tenacemente legati ad uno dei mestieri più difficili ma più gratificanti. Fin dagli inizi la Nuova Terra si occupò di assistenza tecnica, compresa la fornitura di mezzi di produzione.»
Da allora di acqua ne è passata sotto i ponti…
«L’attenzione alla realtà del territorio portò ben presto i soci ad allargare l’attività ad altri settori; per esempio dal ’93 iniziammo ad occuparci in maniera sistematica di lavorazioni per conto terzi, perché l’evoluzione tecnologica delle attrezzature per l’agricoltura oggi ci offre macchinari, come le vendemmiatrici meccaniche, molto efficienti, ma non alla portata di tutti i singoli produttori. Ci siamo inoltre inseriti nella manutenzione del verde, pubblico e privato, nella gestione dell’irrigazione ed in altri servizi all’artigianato, all’industria ed alla società civile.»
La cooperativa quindi nel tempo si è organizzata per offrire servizi anche al di fuori del settore agricolo vero e proprio:
«Nell’ottica di differenziare le attività e grazie all’esperienza acquisita con la distribuzione dei mezzi tecnici in agricoltura, la Nuova Terra offre oggi una gamma molto articolata di servizi: forniamo articoli necessari per la sicurezza come guanti e abbigliamento da lavoro, pezzami, detergenti ed altro a molte attività artigianali ed industriali. Gestiamo anche un’attività di spurgo per fosse biologiche, effettuata con un moderno mezzo attrezzato.»
Presidente Sandri, come si sta attrezzando la Nuova Terra per contrastare la crisi in atto?
«Ci stiamo indirizzando ad offrire a soci e clienti assistenza tecnica con prodotti ad impatto ambientale sempre minore, ma che necessitano di competenze tecniche sempre più specifiche; per questo motivo è importante curare in modo particolare le nostre risorse umane, per cui investiamo molto nell’aggiornamento dei nostri tecnici.»
«Nel settore della lavorazione per conto terzi – continua Sandri – i nostri sforzi sono rivolti alla meccanizzazione totale degli impianti, dalla loro realizzazione fino alla raccolta: con le nostre vendemmiatrici, le macchine per diserbo e le trapiantatrici ci proponiamo di dare un servizio completo all’azienda agricola. A tal fine abbiamo stretto rapporti commerciali con aziende leader mondiali, quali Pellenc® e Palolite®, per garantire il massimo della tecnica ai nostri clienti. Per quanto riguarda gli impianti di irrigazione, che in futuro saranno sempre più automatizzati, oggi installiamo sistemi che gestiscono l’impianto a distanza, comandato via radio, senza necessità di fili.»
Non avete dimenticato neppure le energie rinnovabili:
«Nel corso del 2008/2009 è entrato in funzione il nostro impianto fotovoltaico di 19,32 Kw, che grazie allo scambio ci fornirà l’85% dell’energia che consumiamo consentendoci contestualmente lo smaltimento dell’eternit che si trovava sulla copertura.»
Concludiamo con uno sguardo all’immediato futuro:
«Nel 2010 il settore agricolo dovrà partire dalle ceneri del 2009, ceneri prodotte dalle risorse che il mercato ha bruciato, impedendo una liquidazione dei prodotti agricoli giusta, e che talvolta non ha pagato neanche i costi di produzione. Sicuramente il 2010 sarà un anno dove l’aspetto finanziario delle aziende agricole sarà messo a dura prova; per questo abbiamo pensato di intensificare l’impegno nei confronti dei nostri soci, con pagamenti a tasso 0%, dilazionati fino al 2011. Siamo veramente amareggiati nel vedere quotidianamente le nostre aziende agricole impegnate ad investire in nuovi impianti ed in tecnologia, ma puntualmente punite da un mercato che non riesce a ripagarle e che contemporaneamente propone i prodotti agricoli ai consumatori, facendoseli pagare profumatamente.»

Giovanni Raggi

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