Negli ultimi anni la globalizzazione si è imposta, a livello internazionale, come nuovo modello economico mutando radicalmente gli scenari di riferimento. Eventi recenti come la grave crisi economico-finanziaria che da metà del 2008 ha colpito, seppur con diversa entità, praticamente tutti i paesi del mondo sembrano però ridisegnare il panorama generale e ridimensionare questo fenomeno fino a poco tempo fa considerato inarrestabile e irreversibile. Simili cambiamenti portano anche a rivedere il giudizio sui diversi modelli imprenditoriali. Ne abbiamo parlato con Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia, colosso cooperativo leader nella trasformazione dei prodotti ortofrutticoli.
Dott. Gardini, che cosa significa oggi per un’impresa scegliere la ‘formula’ della cooperativa? Possiamo considerarla ancora un modello vincente?
«Alla luce della grave crisi che negli ultimi tempi ha colpito l’economia e, in particolare, l’agricoltura italiana, le imprese sono chiamate a mettere in campo una capacità organizzativa ancora superiore rispetto al passato. A tale proposito, è indispensabile tra l’altro superare l’eccessiva polverizzazione delle aziende agricole, puntando con sempre maggior decisione sull’aggregazione tra produttori per vincere le sfide del mercato globale. La cooperazione rappresenta ancora oggi una forma imprenditoriale privilegiata per poter raggiungere questi obiettivi.»
Conserve Italia rappresenta uno dei fiori all’occhiello del sistema cooperativo italiano. In che cosa si differenzia da un’impresa tradizionale?
«Conserve Italia è una azienda fortemente radicata sul territorio e negli ultimi anni ha ulteriormente sviluppato la propria natura cooperativa: fedele alla sua mission, vale a dire valorizzare i prodotti dei soci e garantire la loro giusta remunerazione, ha portato a circa il 90% la mutualità prevalente, cioè la percentuale di prodotto lavorato conferito dalla base sociale. In quest’ottica, il Gruppo ha scelto di affrontare la sfida della globalizzazione restando sul suo territorio, senza trasferire i processi produttivi in altri paesi dove i costi sono nettamente inferiori, valorizzando e trasformando soltanto prodotto italiano. In sintesi, la differenza rispetto ad un’impresa tradizionale è che per Conserve Italia l’obiettivo non è valorizzare il capitale degli azionisti, ma il lavoro dei soci.»
Nato per valorizzare i prodotti ortofrutticoli conferiti dai soci Conserve Italia raggruppa poco meno di 50 cooperative. L’unione fa ancora la forza?
«Sì, oggi più che mai l’unione fa la forza. Nessuna delle nostre 50 cooperative socie, infatti, nemmeno la più grande, potrebbe ottenere da sola gli stessi risultati che è in grado di raggiungere attraverso Conserve Italia, un’azienda che può vantare un reale processo di partecipazione della base sociale. Come dimostrato dall’ultima Assemblea dove i soci presenti rappresentavano ben il 95% dei voti totali. Penso che in nessuna altra impresa con un fatturato superiore al miliardo di euro si registri una partecipazione dell’azionariato di questo livello.»
Finalità di un’impresa è produrre ricchezza. La cooperativa non ha, però, scopo di lucro, ma di mutualità. Come conciliare il profitto con i valori della cooperazione che, invece, guardano più alla dimensione etico-sociale?
«La dimensione etico-sociale non può essere garantita senza la costante ricerca dell’efficienza e di risposte adeguate alla valorizzazione del lavoro dei soci e dei prodotti agricoli conferiti. L’efficienza ottenuta in questo modo consente di garantire quella mutualità che costituisce uno dei valori e delle finalità specifiche della cooperazione. In tal senso ritengo che i risultati raggiunti in questi anni dal nostro Gruppo, interessato da un costante percorso di crescita, costituiscano la migliore risposta.»
Quali sono i nuovi traguardi di Conserve Italia per il 2010?
«Nell’attuale, difficile, scenario congiunturale, l’obiettivo principale è superare indenni la grave crisi economica che minaccia fatturato e margini ed entrare nel nuovo mercato globale del dopo crisi ulteriormente rafforzati sotto il profilo produttivo, economico-finanziario e commerciale per adempiere sempre meglio alla nostra missione.»
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