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Incontro dei Giovani Cooperatori ravennati con don Adriano Vincenzi, assistente spirituale di Confcooperative nazionale

«Perché non vi proponete come “Cooperativa delle idee”?»
È la proposta che don Adriano Vincenzi, assistente spirituale di Confcooperative nazionale, ha suggerito ad un gruppo di giovani cooperatori durante l’incontro del 14 settembre presso la sede provinciale di Confcooperative, voluto ed organizzato da Andrea Pazzi, direttore di Confcooperative Ravenna, e Claudia Gatta, presidente della cooperativa Ricercazione, per presentare a don Adriano l’Associazione dei Giovani Cooperatori Ravennati.

vincenzi


Don Adriano ha subito sottolineato il piacere provato nell’incontrare una realtà giovane, una realtà che per il futuro di Confcooperative riveste un ruolo strategico poiché in grado di dare «continuità al sistema cooperativo che ancora non dappertutto è conosciuto e apprezzato. E, per poter dare continuità sono necessari due elementi fondamentali: avere persone giovani e soprattutto avere persone che si interessino e si appassionino a questo sistema economico.»
Per far conoscere maggiormente la cooperazione e per far sì che questa continui ad essere una novità costante, don Adriano ha sottolineato che una strada da seguire è quella della formazione:
«Questo che stiamo vivendo è un momento difficile, ma non è difficile perché state nel sistema cooperativo, ma perché sono venuti meno alcuni elementi fondamentali che riguardano l’idea di lavoro, relazione ed economia. Io vedo l’urgenza di recuperare gli aspetti fondamentali di questa prospettiva. Uno dei primi compiti vostri riguarda l’aspetto formativo, ma si deve trattare di una formazione che dura una vita, perché se vogliamo tenere la costanza della novità, dobbiamo avere la permanenza di un pensiero. È la correttezza e la lungimiranza di un pensiero che evita lo scadimento della funzione cooperativa. Dovete fare in modo che la cooperazione sia riconosciuta non solo grazie a dei dati che ne dimostrino la funzionalità, soprattutto in un periodo di crisi economica. Se la comprensione del fenomeno cooperativo fosse legata solo all’analisi dei dati e se un domani questi dati dovessero venire meno, voi avreste finito la vostra funzione.  Perché ciò non accada dovete avere la forza di sostenere a tutti gli effetti un pensiero, dovete avere la forza di farvi sentire.»
«Accanto alla funzione operativa occorre, quindi, una dimensione pubblica, – ha chiarito don Adriano -  dovete valutare l’idea di una classe dirigente non solo all’interno di una cooperativa, ma all’interno dell’intera società. La dottrina della chiesa è utile a tal proposito, perché permette di colloquiare apertamente con tutti i soggetti che si presentano sul mercato.»
Concludendo il suo intervento, don Adriano si è complimentato con i Giovani Cooperatori per il lavoro che stanno svolgendo, affermando che con un gruppo simile di persone “si può sognare.”
Le parole di don Adriano sono state seguite da un costruttivo e partecipato dibattito.
In particolare, il presidente dei Giovani cooperatori, Marco Balducci, ha lanciato un messaggio positivo e ottimista:
«Nonostante la partecipazione alle nostre iniziative sia ancora limitata, abbiamo notato che c’è sempre qualcuno in più che ci porta ad andare avanti verso il nostro scopo, quello di far conoscere il pensiero della cooperazione.»
Andrea Pazzi ha voluto ribadire la disponibilità di Confcooperative verso l’Associazione, invitando i giovani a continuare nel lavoro di coinvolgimento e contaminazione del pensiero cooperativo all’interno e fuori delle cooperative, ricordando in chiusura che la fine dell’incontro non rappresenta «una conclusione ma l’inizio di un percorso». Ed insieme a don Adriano ha lanciato una proposta suggestiva: i Giovani Cooperatori ravennati potrebbero fungere da incubatoio di iniziative, agendo come una vera e propria ‘Cooperativa delle Idee’.

Ilaria Florio

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