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In un momento di grave crisi si annunciano ulteriori divisioni nel mondo agricolo

Come ormai noto, Coldiretti a luglio ha ufficializzato un accordo di sistema stretto con UNCI (Unione Nazionale Cooperative Italiane – una quarta centrale cooperativa esistente in Italia) con l’intenzione di crearsi, a tutti i costi, una propria centrale cooperativa. Dopo una prima fase nella quale ha con enfasi promosso un progetto in proprio – CoopColdiretti – con grandi obiettivi di crescita e contemporaneamente ha intrapreso e condotto una violenta battaglia contro Confcooperative per la rappresentanza della filiera agroalimentare, con lo scopo di impossessarsi di Fedagri – e non c’è riuscita – la maggiore Organizzazione agricola italiana ha ora ripiegato su una quarta Centrale cooperativa che non solo per i numeri ma per reputazione, per credibilità, per cultura è qualcosa di completamente diverso da Confcooperative con la quale Coldiretti ha condiviso una intera storia comune, fatta di collaborazione nel rispetto dei reciproci ruoli e di condivisione degli obiettivi sui quali portare avanti lo sviluppo delle aziende agricole associate.
Un tema trattato anche nell’ultimo consiglio nazionale di Confcooperative e che avrà come conseguenza quella di alimentare ulteriori divisioni all’interno del mondo agricolo in un momento nel quale serve altresì una grande coesione per far fronte alla grave crisi che sta colpendo il settore e per dare risposte ai produttori agricoli i quali non riescono più a fare reddito.
La montagna ha partorito un topolino che non produrrà alcun effetto positivo per i soci e non aiuterà i produttori. Chi ha stretto questo accordo dimostra di non lavorare per il rafforzamento delle imprese. Al contrario Confcooperative negli ultimi mesi ha lavorato per unire e non per dividere. “Noi – ha sottolineato il presidente nazionale Luigi Marino – siamo portati al dialogo ed al confronto, pronti a puntare su ciò che unisce più che su ciò che divide, ma il dialogo è possibile solo se la controparte si dimostra leale e corretta. Dal canto nostro dobbiamo continuare a lavorare nell’interesse esclusivo delle cooperative e dei propri associati, perché questa è la ragione del nostro impegno. E’ ciò che con successo abbiamo fin qui fatto ed è ciò che continueremo a fare con rinnovato impegno anche domani.”
Ora, le scelte di Coldiretti che ricadute potranno avere sui nostri territori dove gli orientamenti strategici delle cooperative sono sempre stati condivisi con le Organizzazioni agricole, Coldiretti in testa?
E i soci quanto sono informati e consapevoli di tutto quanto sta accadendo? E quanto sono stati coinvolti su decisioni che incidono sulle loro imprese?
E tutto questo nel pieno di una crisi che richiede al contrario grande coesione per sostenere le richieste al Governo?
Decisioni che stanno evidenziando una strategia di consolidamento di potere non più basata sulla autorevolezza dell’Organizzazione agricola e delle sue idee ma principalmente sulla arroganza; una strategia che sta arrecando grande danno al sistema produttivo ed alla vera cooperazione.

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