L’altro sabato sono andato dalla Dela a pagare il pignattino. La Dela è prima cugina del mio babbo, ma non è che ci vediamo spesso se non è per qualche disgrazia o per qualcuno all’ospedale.
Da qualche parte all’anagrafe lei deve essere segnata come Adele, ma non credo l’abbiano mai chiamata così nemmeno i suoi quand’era piccola. Adesso non è più una ragazza, ma nonostante abbia superato i novantuno è proprio in gamba e ha tutte le intenzioni di arrivare alla cifra tonda.
“Così vengono il sindaco e la televisione”, dice.
E’ di razza buona: i suoi fratelli sono tutti campati fino a cavallo dei novant’anni, tranne il povero Fafìna che era del ’99 e non è più tornato dalla guerra. “Disperso sul Piave nel 1918″ c’è scritto accanto alla sua faccia da bambino nel cimitero della Pieve Corleto.
Ma si diceva del pignattino. E’ stata mia madre che aveva il mal di schiena. Telefona la Dela per sentire come va. “Non vi state a preoccupare, vi faccio il pignattino; l’ho fatto anche alla dottoressa l’altro giorno ed è guarita subito”. Infatti, com’è come non è, il mal di schiena se ne va. Ma il pignattino va pagato e allora ho accompagnato i miei dalla Dela a saldare il debito anche perché, devo ammetterlo, la potenza guaritrice del pignattino mi incuriosiva molto.
“Ho una qualche crespa sulla faccia” protesta quando le facciamo i complimenti perché gli anni non sembrano averla segnata più di tanto. “D’altra parte” aggiunge “sarebbe peggio se non ci invecchiassimo.”
Si parla del più e del meno: dei tempi di una volta, di gente che non c’è più; poi il discorso va sul pignattino e le chiedo se posso sapere come si fa. Noto un certo imbarazzo: forse non vuole o non può svelare il segreto ad un estraneo.
Non è così: trova solo sorprendente che i “giovani” (e per di più con un titolo di studio sulle spalle) si interessino di queste cose e ha paura che possano ridere di queste vecchie pratiche di magia popolare. La tranquillizzo e le spiego che si tratta di una curiosità “scientifica” dettata dal desiderio di conservare memoria delle nostre tradizioni. Chiarito l’equivoco e premesso che il pignattino è efficace solo se chi lo fa possiede la “virtù”, cioè il potere magico che si trasmette in linea femminile di madre in figlia, ecco come si procede.
La pratica magica si svolge a distanza, su richiesta dell’ammalato, senza bisogno di alcun contatto fra paziente e guaritore e comporta l’uso di ingredienti semplicissimi anche se, a dire il vero, non facilmente reperibili in tutte le case.
Si mettono a bollire in un pentolino (non è necessario sia di terracotta) 3 nodi di strame, 3 nodi di paglia, 3 grani di sale e 3 pizzichi di cenere. Quando l’acqua entra in ebollizione e l’infuso tende a debordare, si capovolge il pignattino con il suo contenuto in un recipiente più grande e si attende che il liquido, che prima si era sparso, venga risucchiato all’interno del pignattino capovolto (forza di magia o legge della fisica?).
Tutto qui: senza parole magiche o altri incantesimi.
L’operazione va ripetuta per tre mattine consecutive a digiuno e risolve rapidamente colpi della strega, sinistri, sbròmboli e incriccature varie, nonché il semplice torcicollo o il generico mal di schiena.
Inoltre è estremamente comodo per l’ammalato che può starsene tranquillamente a letto o dedicarsi alle sue occupazioni senza alcun sacrificio e senza intossicarsi con l’aspirina o il voltarèn.
Ci sono solo due condizioni: la prima è crederci (ma questo è scontato), l’altra è che il pignattino venga pagato, perché altrimenti si rischia di far perdere la “virtù” a chi lo fa.
Non esistono però (ch’io sappia) tariffe e quindi l’offerta è libera. D’altra parte in questo brutto momento di tagli alla Sanità, di medici della mutua e di medicine da pagare di tasca propria, rivolgersi alla Dela può non essere più una scelta, ma una… necessità.
Appendice
Nella zona di Pieve Cesato i componenti della ricetta cambiano leggermente, ma quello che non cambia è il risultato, ovviamente: per alvê e zinëstar, cioè ‘togliere il mal di schiena’ la signora Candida Peroni, dopo lunghe insistenze, ci ha dato la ricetta della nonna. Eccola, con tanti auguri di ‘buona riuscita’!
Contenitore: un recipiente piccolo, panciuto, con il collo un po’ più stretto.
Ingredienti: acqua, 3 nodini di paglia, 3 nodini di tralci di more selvatiche, 3 pizzichi di cenere, 3 finti pizzichi di sale.
Fare bollire l’acqua nel pentolino, poi mettere separatamente gli ingredienti e da ultimo i finti pizzichi di sale (cioè bisogna far finta di prendere per tre volte il sale da e salarôl – è una differenza fondamentale dall’altra ricetta: la nonna della signora Candida sosteneva che col sale vero il pignattino non riusciva).
Prendere un piatto fondo e rovesciarvi dentro il pentolino con il suo contenuto. Lasciarlo così capovolto sul fondo del piatto. L’acqua deve rientrare piano piano nel pentolino.
Gilberto Casadio
Gennaio 1993
Bellissimo racconto! Grazie per averlo condiviso con noi! Conosci altre tecniche di medicina popolare delle tue zone?