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Da molto tempo nelle valli del Lamone, del Marzeno e della Sintria sono scomparsi i mulini ad acqua che per secoli avevano rappresentato un elemento fondamentale per l’economia della vallata e la vita dei nostri antenati. Le nuove fonti di energia, unite al progresso tecnologico, hanno fatto sì che questi mulini scoparissero o venissero profondamente trasformati e oggi l’uomo ha dimenticato luoghi che un tempo rappresentavano un punto di riferimento per l’economia e la vita di queste zone. Il mulino non era infatti solo il luogo in cui i contadini andavano a macinare, ma anche il punto d’incontro dove mulattieri e viandanti sostavano: lì si trasmettevano le notizie, si scambiavano opinioni, chiacchiere, maldicenze, voci di mercato.

Come sono finiti oggi questi antichi mulini? L’acqua ormai ridotta ad un solo rigagnolo continua a scorrere vicino a queste costruzioni, spesso cadenti se non ridotte a un cumulo di macerie. Le chiuse sono completamente in abbandono, i canali ormai riempiti di terra.
Di alcuni di questi mulini non è rimasta traccia se non nelle carte d’archivio o nel nome della località che ricorda la presenza nei tempi passati di un centro per la macinazione delle granaglie. E’ il caso di toponimi come Molinetto o Pistrino (dialetto: Pesterne, a sua volta dal latino Pistrinum, cioè mulino).

Parlando in generale si può dire che ogni borgata od ogni grossa fattoria avesse il suo mulino ad acqua: nella valle del Lamone ne esistevano a S.Martino in Gattara, Monte Romano, Boesimo, Sant’Eufemia, Casale, Fognano, Pieve Thò, Brisighella, Sarna. Nella valle della Sintria si ha memoria di mulini a Zerfugnano, Zattaglia, Quarneto, Castelnuovo, Villa Vezzano; in quella del Senio è ben conservato quello imponente di Susinana. Nelle altre vallate del Comune di Brisighella si possono ricordare quelli di Marzeno e di Tossino e quello che sfruttava le acque del torrente Samoggia.

Di tutti questi, l’unico praticamente ancora in attività è il Mulino del Rosso nei pressi di Sarna, trasformato però in un moderno mulino a cilindri azionato dall’energia elettrica.

Tutti i mulini delle vallate brisighellesi erano, come si è detto, azionati ad acqua, tranne quello di Pistrino, unico caso conosciuto di mulino a vento, costruito (e non potrebbe essere altrimenti) in cima al colle sulla destra del Lamone che ancora porta questo nome, di fronte alla borgata di Strada Casale. La sua origine dovrebbe risalire al tardo Medioevo e sembra sia stata una piccola comunità di monaci a costruirlo, per venire in aiuto agli strati più poveri della popolazione che non potevano pagare le pesanti tasse imposte sulla macinazione dai signori che erano proprietari dei mulini ad acqua del fondovalle. Come si vede, la “tassa sul macinato” non è un’invenzione dei primi governi dell’Italia unita.

 

Pietro Malpezzi 

Aprile 1993

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