Chiara Dal Borgo, classe 1986, è una ragazza di Faenza che da agosto sarà una ballerina della Compagnia di danza del Teatro di Lucerna, in Svizzera: ce l’ha fatta a fare della danza il suo lavoro, la sua professione.
Come ti sei avvicinata alla danza?
«Ho iniziato con la ginnastica ritmica, poi a 13 anni – piuttosto tardi, rispetto alla media – ho provato con la danza, nella scuola Dance Studio di Faenza. Ho iniziato con la danza classica, poi mi sono avvicinata al contemporaneo, che amo particolarmente perché c’è tanta teatralità, interpretazione. Io sono per la creatività del danzatore, per lasciare emergere la sua personalità accanto alla tecnica.»
C’è mai stato un momento in cui ha pensato di non potercela fare o, al contrario, un’occasione particolare in cui hai capito che questa era davvero la tua strada?
«In fondo ho sempre saputo che la danza era la mia strada… la difficoltà in Italia sta nel trovare un lavoro, inizi a fare tante audizioni da quando hai 18 anni ma le possibilità sono davvero poche. È per questo che ho deciso di provare con l’estero, con la Svizzera, dove ogni città di medie dimensioni ha il proprio teatro con una compagnia stabile di danza.»
Parlaci di questa tua nuova esperienza svizzera…
«Ho fatto l’audizione il 15 febbraio; la compagnia di Lucerna è di danza contemporanea, ma nelle audizioni si parte sempre con una lezione di danza classica. Una volta superata questa, c’è stata una legazione di contemporaneo: dopo questa seconda selezione, eravamo ancora una quindicina e abbiamo fatto un colloquio con la direttrice, che così ha effettuato la sua scelta. Avevo fatto un’audizione anche a Basilea, ma ho preferito Lucerna perché qui la compagnia è più piccola, con 14 danzatori, e quindi ero sicura che avrei ballato di più. Siamo tutti stranieri, nemmeno un danzatore è svizzero… ci sono tre italiani, gli altri provengono da Belgio, Canada, Portogallo, Brasile, Corea, Scozia. La mia direttrice, Kathleen McNurney, è americana.»
Cosa ti aspetti da questa opportunità?
«Spero finalmente di entrare “nel giro”: ce l’ho fatta, per il momento, ma la gara dura inizia adesso. Devo fare bene, per fare in modo che magari tra un anno mi rinnovino il contratto oppure che un’altra compagnia mi noti.»
Hai deciso di andare all’estero perché in Italia la danza è la “cenerentola” delle arti e ci sono poche possibilità: l’Emilia-Romagna, però, è un territorio molto attivo sotto questo punto di vista…
«Decisamente sì. La più importante compagnia di danza contemporanea è proprio l’Aterballetto, di Reggio Emilia, dove sogno di poter ballare un giorno. Quello che manca in generale è proprio una “cultura” della danza, a partire dal riconoscimento del suo grande valore educativo: la danza ti insegna la disciplina, l’impegno, il sacrificio, e può essere molto utile soprattutto per un’adolescente, quando hai mille cose per la testa e non sai bene dove andare. A me è servita tantissimo, anche da un punto di vista umano.»
A livello educativo è molto interessante il progetto Leggere per Ballare, della Fondazione Nazionale di Reggio Emilia…
«Ho partecipato anche io come ballerina, con la mia scuola di danza. Vengono “messi in danza” dei libri e ho notato che questo piace molto soprattutto ai bambini, che, divertendosi, imparano a così conoscere ed apprezzare la danza.»
Un grande in bocca al lupo a Chiara, dunque, per il suo futuro.
Paola Casta
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