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Il settore dell’autotrasporto protagonista del secondo forum di In Piazza

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Il nostro forum di luglio è dedicato alle cooperative di autotrasporto, un settore che, non meno di quello dell’edilizia al quale abbiamo riservato l’incontro dello scorso mese, risente pesantemente della crisi attuale.
All’incontro erano presenti Fabrizio Melandri, vice presidente di Arco, Giacomo Olivieri, presidente di C.A.R., ed Otello Liverani, responsabile operativo di Ciclat Trasporti.
Gli intervistati sono stati concordi sul fatto che si tratta di una crisi che ha colpito in particolare il settore edilizio e, per quanto riguarda il nostro territorio, quello della ceramica industriale. Più in generale, se si eccettua il settore agroalimentare che pare reggere meglio di altri, siamo di fronte ad un ‘dimagrimento’ globale della nostra economia.
Per il settore del trasporto il rischio che si sta manifestando è che molte aziende committenti, per restare sul mercato, si appoggino alle imprese che riescono a fornire servizi a prezzi più bassi, perché hanno personale assunto in maniera non conforme o non rispettano le regole, stante anche la difficoltà, per carenza di risorse, di seri e continui controlli da parte delle autorità competenti su chi viola le leggi dell’autotrasporto.
Per Olivieri, che è a capo di una piccola cooperativa che si occupa di trasporto di sostanze chimiche infiammabili nell’ambito dell’area portuale di Ravenna, la crisi è venuta ad aggravare una situazione già molto precaria per via dei continui aumenti del costo del gasolio, delle assicurazioni e delle tariffe autostradali.
«La concorrenza è spietata soprattutto per noi piccoli e non possiamo difenderci aumentando le tariffe perché rischiamo di finire fuori mercato.»
Secondo Liverani, che vanta una lunga esperienza nel settore, i problemi degli autotrasportatori sono gli stessi di trent’anni fa. In tutto questo periodo di tempo non si è riusciti ad affrontarli, figuriamoci a risolverli! Purtroppo le soluzioni, che sarebbero state valide allora, oggi non lo sono più.
«Il trasporto merci – ha sostenuto – non dà valore aggiunto: sono in grado di farlo tutti e a prezzi sempre più stracciati. Chi è in grado di fornire realmente valore aggiunto e quindi di svolgere un’attività veramente remunerativa è chi organizza i trasporti, cioè l’impresa di logistica. Le piccole aziende che fanno semplice trasporto sono sempre più in difficoltà, infatti anche se sui nostri camion c’è spesso scritto ‘logistica’ noi in realtà non la facciamo.»
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Melandri di Arco, secondo il quale per il trasporto puro e semplice non c’è alcuna possibilità di raggiungere un giusto margine di redditività.
«Occorre mettersi assieme, consorziarsi ulteriormente, perché i committenti industriali chiedono il full service: vogliono avere contatti con un solo interlocutore che si occupi dell’intero settore. In una parola occorre fare logistica.»
«Se nella crisi – continua – c’è un aspetto positivo, è proprio quello di costringerci a fare sistema fra di noi.»
Come uscire allora da questa situazione? Si vede la luce in fondo al tunnel di questa crisi? Le indicazioni in questo senso che emergono dal mondo politico ed economico non sempre sono concordi.
La risposta che giunge concorde dai nostri interlocutori è che l’andamento congiunturale non mostra ancora segni di inversione, ma altrettanto concorde è la certezza che l’unica via di uscita stia nel fare sistema, come prova anche Ciclat Trasporti che, essendo un ramo del consorzio Ciclat, è strettamente collegato all’attività di facchinaggio di quest’ultimo per il quale svolge servizio di trasporto: questo fa sì che, anche in virtù dello spirito solidaristico che caratterizza la cooperazione, la crisi faccia sentire di meno le sue conseguenze.

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