Per una pubblica Giostra in Faenza
Popoli del Lamone, ecco l’invitto, /Il magnanimo, il forte Sansonetto, /Che col bel suo coraggio in fronte scritto, /Tra i nembi e tra le nevi a gir costretto / Fe’ dall’Anglia rimota a noi tragitto: / Generoso di cor, vago di aspetto, / Torna bramoso di mostrar, che destro / Oggi è, qual era, di giostrar maestro.
Il poeta settecentesco canta in una cinquantina di versi, ripartiti in sette strofe, il ritorno vittorioso dalla lontana Inghilterra dell’intrepido cavaliere, già trionfatore alcuni anni addietro nella celebre giostra faentina, che si appresta quest’anno a celebrare il mezzo secolo della versione moderna (1959-2009).
Il destrier fugge, il Cavalier valente / Stringesi su l’arcion, la lancia abbassa; / Poi come accesa folgore stridente /Contro Anniballe il colpo avventa, e passa; /Anniballe, che immoto, e non temente / Ben è di rado che ferir si lassa; / E il colpo è sempre tal, ch’ogni speranza / Di chi vien poi, di chi lo siegue, avanza.
Giostrano al fianco di Sansonetto: Belingeri, Ottonetto, Brandimarte, Riccardo ed Oliviero, tutti esperti cavalieri nell’arte del duellare, che colpiscono in ogni parte la sagoma dell’Africano, ma ‘il prode Sansonetto nella testa / Gl’infligge il ferro, e vincitor ne resta’.
Nell’ottava finale l’occasionale aedo esorta i faentini e le genti delle vallate a tributare onori e gloria all’invitto cavaliere.
Popoli del Lamone, a lui festosi /Innalzate oggi dunque archi e trofei. / La Fama d’altro ragionar non osi, / E gli sparga dintorno i fior più bei; / Anzi fin che il Ciel giri, e il suol si posi, / Sinché al Mondo saran lizze e tornei / Ricordinsi fra noi l’arte, l’aspetto, / La destrezza, e il valor di Sansonetto.
Dal testo poetico e dal breve apparato di note non emergono riferimenti cronologici alla disputa delle due giostre menzionate svoltesi a Faenza, nella seconda metà del Settecento, prima del 1787, anno di pubblicazione del componimento poetico d’occasione.
L’autore dei versi invece, pur ignoto oggi ai più, è un personaggio abbastanza noto nella cultura romagnola del suo tempo: si tratta del ravennate padre Lorenzo Fusconi (1726 – 1814), minore conventuale, apprezzato poeta arcadico nonché padre guardiano presso il convento francescano di Faenza negli ultimi decenni del Settecento e inviato dal generale Napoleone Bonaparte proprio nel febbraio 1797 a Cesena per svolgere trattative diplomatiche con le gerarchie ecclesiastiche.
Nella lettera dedicatoria al volume di poesie varie del 1787, il nostro poeta confessa di aver indossato a 15 anni il saio francescano e di essersi quindi dedicato allo studio severo delle discipline filosofiche e teologiche senza la possibilità di coltivare e di applicarsi all’ameno studio delle belle arti. ‘Io non ho mai fatto versi per mio esercizio e di mia elezione’ confesserà a sessant’anni, ma sollecitato dagli amici, dai superiori o da qualche circostanza particolare che stimolava il naturale estro poetico, manifestatosi fin dalla più giovane età.
Trasferitosi a Roma per motivi di studio, ebbe modo di frequentare la celebre accademia dell’Arcadia e di intessere rapporti di stima e di amicizia coi maggiori esponenti. Durante il soggiorno bolognese mentre si dedica all’insegnamento della filosofia il Fusconi, si fa apprezzare come abile e prolifico verseggiatore sia in lingua latina sia in quella volgare.
Sarà poi in varie parti d’Italia apprezzato predicatore e incaricato di presiedere vari conventi fino al prestigioso ma anche gravoso incarico affidatogli dallo stesso papa Clemente XIV di docente presso l’Archiginnasio della Sapienza Romana. Alla morte di questo papa, al quale il poeta aveva dedicato varie composizioni, padre Fusconi ritorna in Romagna e può finalmente raccogliere in volume e pubblicare il frutto di tante composizioni occasionali secondo il gusto dell’epoca: per vestizioni di monache, prime messe, nascite, morti, esaltazioni di principi e cardinali, matrimoni, feste di laurea, feste religiose (come la poesia dedicata all’Immacolata Concezione) o civili, come il sonetto composto per l’insediamento del nuovo Capo Priore faentino, il conte Gaspare Ferniani, nel gennaio 1786.
Il lacunoso albero genealogico della più importante manifestazione faentina con questo componimento poetico del padre Lorenzo Fusconi sulla giostra faentina settecentesca s’impreziosisce e si nobilita.
Giuseppe Dalmonte
Giugno 2009
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